tuttavia, il meccanismo può comportare maggiori oneri amministrativi e richiedere sistemi di gestione dei dati più strutturati.
Prodotti downstream e classificazione doganale Un ulteriore elemento riguarda la discussione sull’ eventuale estensione del CBAM ai prodotti downstream. In questo ambito assume particolare rilevanza la classificazione attraverso le nomenclature combinate, poiché prodotti simili per caratteristiche economiche o funzionali possono essere associati a codici doganali differenti e, di conseguenza, essere soggetti a discipline diverse. Ghetti richiama, a titolo di esempio, alcuni articoli di fissaggio o componenti metallici destinati all’ uso industriale, che potrebbero risultare inclusi o esclusi dal perimetro CBAM in funzione della classificazione doganale, pur presentando caratteristiche materiali e funzioni molto vicine. La classificazione non rappresenta quindi soltanto un adempimento formale, ma può incidere direttamente sul trattamento regolatorio del prodotto e sulla sua competitività.
Rottami e filiera dell’ acciaio Nella gestione della filiera rientra anche il tema dei rottami, centrale per la struttura industriale italiana ed europea orientata alla produzione di acciaio secondario. Secondo l’ analisi di Ghetti, gli scraps non rientrano attualmente nel perimetro CBAM perché non sono inclusi nell’ Annex I. La loro esclusione non elimina però gli effetti indiretti
Da luglio 2026, all’ importazione di prodotti siderurgici sono previsti contingenti tariffari più restrittivi e, al loro superamento, l’ applicazione di un dazio pari al 50 %
Il CBAM, entrato nella sua fase definitiva dal 2026, introduce un ulteriore livello di pressione competitiva per gli importatori di acciaio che il nuovo meccanismo può produrre sugli approvvigionamenti e sulla competitività. Anche in questo caso, tracciabilità, origine e coerenza della documentazione lungo la catena del valore diventano elementi da presidiare.
La competitività dell’ acciaio europeo sui mercati esteri Le nuove regole non incidono soltanto sugli scambi diretti verso il mercato europeo. Rimane infatti aperta la questione della competitività dei produttori siderurgici europei sui mercati internazionali. « Il CBAM può infatti correggere il differenziale di costo all’ ingresso nell’ Unione, ma non elimina il gap competitivo che può manifestarsi quando i produttori europei si confrontano all’ estero con concorrenti non soggetti a un analogo prezzo del carbonio », osserva Ghetti. Il tema si collega al Temporary Decarbonisation Fund, proposto per sostenere la transizione low-carbon e attenuare l’ impatto del costo climatico sulle imprese europee esposte alla concorrenza internazionale. Per il settore siderurgico, la tenuta competitiva dell’ industria europea dipenderà quindi non solo dalla protezione del mercato interno, ma anche
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