Tecnologie Meccaniche Ottobre 2026 | Page 48

ECONOMIA

Per l’ industria europea dell’ acciaio, le regole che governano il commercio internazionale stanno diventando un elemento sempre più rilevante nelle decisioni industriali. Dazi, contingenti, origine dei materiali, tracciabilità ed emissioni incorporate non riguardano infatti soltanto gli uffici doganali, ma incidono sulla gestione degli approvvigionamenti, sui rapporti con i fornitori e, più in generale, sulla competitività delle imprese. È questo il quadro delineato da Pier Paolo Ghetti, Global Trade Advisory Leader di Deloitte Italia, nell’ analisi dedicata alle nuove regole che interessano il commercio dell’ acciaio europeo. Un’ evoluzione nella quale politiche climatiche, difesa commerciale e sicurezza economica tendono a convergere, ampliando il perimetro degli elementi che le aziende devono considerare nella gestione delle proprie supply chain. « In un contesto in cui politiche climatiche, difesa commerciale e sicurezza economica si intrecciano in modo sempre più stretto, il settore siderurgico europeo è chiamato a confrontarsi con una trasformazione regolatoria che incide direttamente su costi, tempi e assetto delle supply chain », afferma Ghetti. Secondo il Global Trade Advisory Leader di Deloitte Italia, la dogana assume quindi una funzione più ampia rispetto alla sola applicazione del dazio, diventando un punto di convergenza tra obiettivi commerciali, geopolitici, ambientali e di sicurezza economica.

Salvaguardia e tracciabilità cambiano le regole Sul fronte europeo, il nuovo assetto delle misure di salvaguardia introduce, secondo l’ analisi di Ghetti, contingenti tariffari più restrittivi per l’ importazione di prodotti siderurgici. Da luglio 2026, al superamento dei contingenti è previsto un dazio del 50 %, con possibili conseguenze sulla programmazione degli approvvigionamenti e sulla sostenibilità economica dei flussi. A questo si affianca un approccio più rigoroso alla tracciabilità, anche attraverso il criterio melt & pour, che sposta il baricentro della compliance dal prodotto finito al suo percorso industriale. « Non assume rilievo soltanto il Paese dell’ ultima trasformazione o della rilavorazione, ma il luogo in cui l’ acciaio è stato originariamente fuso e colato », spiega Ghetti. Il criterio aumenta la capacità dell’ ordinamento unionale di contrastare triangolazioni, rilavorazioni minime e fenomeni di deviazione dei flussi commerciali, ma comporta anche una richiesta più intensa di tracciabilità dell’ intera filiera produttiva. Per le imprese diventa quindi necessario disporre di informazioni più complete sulla storia produttiva dei materiali e dei beni importati. La documentazione relativa a fornitori, processi produttivi, classificazione doganale, origine e passaggi intermedi assume un ruolo sempre più importante. « Per le imprese questo significa rafforzare il presidio documentale su fornitori, processi produttivi e classificazione doganale, con effetti diretti su procurement, contrattualistica e pianificazione degli approvvigionamenti », sottolinea il manager.
CBAM, emissioni incorporate e nuovi obblighi Un secondo elemento destinato a incidere sul commercio dell’ acciaio è il Carbon Border Adjustment Mechanism( CBAM), entrato nella fase definitiva dal 2026. Il meccanismo introduce per gli importatori di acciaio la gestione delle emissioni incorporate e degli obblighi finanziari collegati ai certificati CBAM. Per le imprese questo significa integrare nella gestione degli acquisti anche informazioni di natura ambientale, con la necessità di verificare i dati forniti dai supplier extra-UE e di riconciliare le informazioni ambientali con quelle doganali e contabili. Secondo Ghetti, il CBAM può favorire la produzione europea a minore intensità di carbonio e valorizzare gli operatori che hanno già investito nella decarbonizzazione. Nella fase iniziale,
Ottobre 2026