NEL SETTORE MANIFATTURIERO GLI ANTROPOMORFI CONTINUERANNO A OCCUPARE I PROPRI SPAZI DOVE SONO IN GIOCO ALTE PORTATE, BASSI TEMPI CICLO E ELEVATE PRECISIONI
4CHIACCHIERE CON...
Anche per i valori di payload attuali poi vi sono dei limiti dovuti alle dinamiche in gioco in quanto“ F = M x a” e non c’ è AI che possa compensare questa legge fisica; i robot umanoidi sono mobili per definizione e non sono ancorati al suolo o altro; pertanto, lo scarico delle forze dinamiche a terra è limitato e necessariamente si possono avere accelerazioni e velocità limitate. Ricordo che anche per robot antropomorfi di piccola taglia( 6 / 8 kg portata) le forze dinamiche in gioco per muovere i pezzi e le inerzie proprie sono tali da doverli fissare rigidamente a terra oppure a robusti telai. Per la stessa ragione, anche operazioni di grande precisione sono di difficile esecuzione, anche se in questo caso l’ intelligenza artificiale, la visione e sensori di coppia e tattili possono aiutare. In definitiva, penso che i robot antropomorfi continueranno a occupare i propri spazi laddove sono in gioco alte portate, lunghi reach, bassi tempi ciclo e alta precisione; i robot mobili potranno invece trovare i loro spazio per portate medio basse, tempi ciclo non stressati e medie basse precisioni. Altro punto importante è l’ affidabilità. I classici robot antropomorfi sono composti da 6 assi, che è il numero minimo necessario e sufficiente e quindi si parla di 6 motoriduttori e componentistica associata; questi robot( controllo compreso) hanno MTBF superiore a 40.000 ore. La sfida degli umanoidi è raggiungere affidabilità adeguate con numero di assi molto superiori( 30-40).
LA PERCEZIONE DELLA ROBOTICA, NELL’ IMMAGINARIO COLLETTIVO È RADICALMENTE CAMBIATA. SI È PASSATI DA UNA VISIONE SECONDO CUI I ROBOT RUBAVANO I POSTI DI LAVORO, PRECONCETTO CHE È STATO ORMAI AMPIAMENTE SUPERATO CON I FATTI, AL CONSIDERARE I MODERNI ROBOT COME I NUOVI COLLEGHI CON CUI LAVORARE FIANCO A FIANCO; QUALI SONO LE LINEE GUIDA SU CUI SI BASA QUESTO NUOVO PARADIGMA? A mio avviso, le linee guida sono basate sul fatto che il robot è un utensile, moderno ma sempre un utensile. In molti casi la soluzione robotizzata non è una maniera ma è“ La” maniera per produrre un manufatto. È esattamente ciò che è successo nella storia dell’ u- manità in infiniti casi: per fare un albero cilindrico ci vuole un tornio, per i giornali le macchine da stampa, per trasportare grossi carichi i camion. I robot scontano poi anche il loro nome, che per tanti versi è affascinante ma per altri può evocare scenari particolari; se si chiamasse, per esempio, manipolatore servocontrollato, molti discorsi sarebbero assolutamente evitati e sarebbe normalmente considerato alla stregua di torni, macchine da stampa, dei camion e via dicendo …
NEL SETTORE MANIFATTURIERO GLI ANTROPOMORFI CONTINUERANNO A OCCUPARE I PROPRI SPAZI DOVE SONO IN GIOCO ALTE PORTATE, BASSI TEMPI CICLO E ELEVATE PRECISIONI
C’ È STATO UN MOMENTO IN CUI I COBOT SEMBRAVANO POTER ESSERE LA RISPOSTA IDEALE PER ROBOTIZZARE TANTI NUOVI PROCESSI INDUSTRIALI; ANCHE ALLA LUCE DI CIÒ CHE CI SIAMO DETTI POCANZI, LE CHIEDO: LA PROMESSA È STATA MANTENUTA? QUALI SONO GLI AMBITI E I SETTORI CHE SI SONO DIMOSTRATI PIÙ RICETTIVI? QUALE SARÀ IL RUOLO DELLA ROBOTICA COLLABORATIVA IN QUESTO NUOVO SCENARIO? Darò una risposta piuttosto articolata. I cobot hanno indubbiamente aiutato a diffondere i robot in nuovi settori: lo dimostrano i numeri. L’ idea innovativa che stava nell’ usare i robot senza barriere è stata applicata con successo in diversi casi. In altre situazioni, però, non si è considerato che l’ applicazione in sé era pericolosa nonostante l’ uso del cobot: ricordo, per esempio, un video in cui un cobot movimentava elementi incandescenti saldati
www. techmec. it 95