L’ ITALIA È STATA PIONIERA DELLA ROBOTICA DAGLI ANNI‘ 70, QUANDO VENIVANO PRODOTTI ROBOT INDUSTRIALI DA VARIE AZIENDE CON LE RELATIVE APPLICAZIONI NELLE FABBRICHE
ARTURO BARONCELLI
a induzione senza sicurezze; in tali casi le barriere fisiche fotoelettriche o di altro tipo vanno necessariamente applicate vanificando pertanto il concetto di cobot. Ma un secondo aspetto è stato fondamentale per la diffusione dei cobot: la facilità di programmazione; ciò grazie sia a interfacce grafiche semplici, che alla possibilità di accompagnarlo direttamente sui punti del percorso. Oltre ad applicazioni di handling tale caratteristica è stata implementata per i processi continui, come la saldatura ad arco, con successo; non penso che all’ inizio degli sviluppi dei cobot i progettisti avessero puntato soprattutto su questo settore. Per quanto riguarda gli asservimenti di macchine utensile c’ è stato un buon utilizzo; ricordo ancora che per tali applicazioni dove vengono manipolati gli elementi meccanici prodotti dalle macchine- che sono potenzialmente pericolosi se manipolati da un robot- va effettuata un’ opportuna analisi del rischio e i conseguenti sistemi di sicurezza vanno applicati.
UNA DOMANDA DA UOMO DELLA STRADA FATTA A QUALCUNO CHE DA SEMPRE VIVE DI ROBOTICA E CHE IN QUESTO AMBITO HA RIVESTITO RUOLI IMPORTANTI COME LA PRESIDENZA DELL’ IFR, È STATO INSIGNITO DEL PRESTIGIOSO PREMIO ENGELBERGER ED È ATTUALE CONSIGLIERE DI SIRI: TEME L’ AVVENTO DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE? IL CONNUBIO CON I ROBOT PUÒ, UN DOMANI, SE NON GESTITO E REGOLAMENTATO CORRETTAMENTE, ARRIVARE A METTERE IN DISCUSSIONE LE LEGGI DI ASIMOV? QUALI SONO LE IMPLICAZIONI ETICHE? Per quanto riguarda l’ intelligenza artificiale non applicata ai robot non sono un esperto specifico, ma ho le mie opinioni; personalmente ritengo che il confine fondamentale sia la“ delega” affidata a scelte collegate all’ utilizzo dell’ AI. Per quanto riguarda i robot industriali antropomorfi e le relative applicazioni manifatturiere le suddette norme UNI EN ISO 10218 1 e 2, regolano la sicurezza in maniera assoluta, anche in presenza di uso estensivo di AI. Per i robot umanoidi e mobili siamo agli inizi, ma mi aspetto sviluppi che rendano altrettanto sicure le applicazioni manifatturiere e non. Le leggi di Asimov( del secolo scorso) son tuttora valide e mi aspetto che i regolamenti relativi ne terranno conto.
L’ ITALIA È STATA PIONIERA DELLA ROBOTICA DAGLI ANNI‘ 70, QUANDO VENIVANO PRODOTTI ROBOT INDUSTRIALI DA VARIE AZIENDE CON LE RELATIVE APPLICAZIONI NELLE FABBRICHE
L’ ITALIA DA SEMPRE PROTAGONISTA NELLO SVILUPPO DELLA ROBOTICA INDUSTRIALE E NO. È UN RUOLO CHE CONTINUA A MANTENERE? MA SOPRATTUTTO COME STA CAMBIANDO LO SCENARIO NELLO SCACCHIERE DEI PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI DI ROBOT CON L’ ASCESA DEI MARCHI CINESI? L’ Italia è stata pioniera della robotica dagli anni 70, quando venivano prodotti robot industriali da varie aziende con relative applicazioni. Nel seguito, molte delle suddette aziende hanno interrotto la produzione di robot industriali, ma in parallelo si è sviluppata uno straordinario insieme di integratori, molti dei quali specializzati in uno specifico segmento tecnologico. Tali integratori sono probabilmente figli dei famosi distretti industriali italiani che si sono integrati a valle sviluppando specialisti di automazione nel settore, e quindi hanno cominciato a operare in tutto il mondo. L’ e- voluzione del business ha portato gli integratori a utilizzare spesso la marca di robot preferita dal cliente finale oppure, in assenza di tale richiesta,
96 Marzo 2026