FEDERICO COSTA guerra in Ucraina che ha ulteriormente aggravato una situazione che già da tempo aveva fatto segnare una crescita incontrollata. Fortunatamente, dopo la prima impennata abbiamo assistito a una fase di riassestamento dei costi, ma la situazione rimane comunque incerta. Per un settore energivoro come quello della lavorazione del metallo, la mancanza di stabilità ha portato le imprese a limitare gli investimenti. La recente guerra in Iran, che impatta sia sul tema energetico sia su quello della logistica e dell’ approvvigionamento delle materie prime, ha contribuito a rendere ancora più critica la situazione ». avuto un effetto a catena sugli altri Paesi europei, in particolare sull’ Italia, fortemente integrata con il sistema produttivo tedesco, ma anche su Francia e Spagna, che hanno seguito un andamento simile. In questo contesto, il Regno Unito ha rappresentato una parziale eccezione, mostrando performance leggermente migliori rispetto alla media continentale, anche grazie a dinamiche economiche in parte svincolate da quelle dell’ Unione Europea. L’ altro fattore determinante, soprattutto nell’ ultimo anno, sono le tensioni commerciali internazionali e le politiche sui dazi, che hanno colpito le economie maggiormente orientate all’ export. Nel complesso, emerge un quadro globale condizionato dall’ incertezza in cui l’ aumento dei costi di materie prime, energia e lavoro rende il contesto ancora più sfidante per le imprese, frenando la fiducia e gli investimenti industriali ».
FIN QUI ABBIAMO PARLATO DI DINAMICHE NOTE AL SISTEMA INDUSTRIALE, MA NEGLI ULTIMI ANNI IN PARTICOLARE SI SONO AGGIUNTE CRITICITÀ DI ALTRA NATURA. CONSIDERANDO QUINDI LO SCENARIO ATTUALE, QUALI SONO I TEMI DA AFFRONTARE CON ATTENZIONE E URGENZA? « Oggettivamente negli ultimi anni sono stati molti gli eventi esterni che hanno inciso creando instabilità. Volendo dare una sorta di ordine cronologico, il primo fattore esogeno è stato il Covid-19 che ha avuto un impatto su più fronti, dall’ approvvigionamento di materie prime e componenti alle dinamiche sociali. Questi fattori uniti alla crescita dell’ inflazione hanno portato inevitabilmente a un incremento del costo del lavoro. Sempre parlando di costi, quello dell’ energia è aumentato notevolmente negli ultimi anni, con la
A PROPOSITO DI MATERIE PRIME, UNA DELLE PIÙ STRATEGICHE PER IL SETTORE DEGLI UTENSILI È IL TUNGSTENO. ANCHE PER QUESTO PREZIOSO METALLO SI È VERIFICATO UN AUMENTO DEI COSTI? « Il tema del tungsteno merita un’ attenzione particolarmente alta. Partiamo col dire che il carburo di tungsteno è la materia prima di base per la produzione di utensili in metallo duro. Circa il 65 % dell’ estrazione mineraria mondiale di tungsteno è destinata proprio alla produzione di utensili, a dimostrazione dell’ importanza che ricopre questo metallo nella nostra attività. Fortunatamente è un materiale molto diffuso nel mondo, anche in Europa abbiamo molti giacimenti, ma sfortunatamente la sua estrazione è molto difficile e costosa, sia a livello tecnologico sia in termini di messa in sicurezza delle miniere. Nella guerra del prezzo, come troppe volte succede, l’ Occidente è poco competitivo e di conseguenza le miniere sono state dismesse preferendo l’ acquisto di materia prima proveniente soprattutto dalla Cina, accreditata oggi dell’ 80 % circa della produzione mondiale di tungsteno. A questo scenario di partenza, aggiungiamo tre fattori: le strategie della Cina a tutela del mercato interno; i dazi imposti da Trump; l’ incremento della richiesta di tungsteno da parte dell’ industria bellica che lo impiega in proiettili e prodotti da lancio come i missili. È quindi facile capire come nell’ ultimo anno la reperibilità di questo materiale sia diminuita enormemente, mentre il prezzo sia aumentato di sei volte rispetto a un anno fa e di due volte nel solo 2026 ».
ESISTE IL RISCHIO CHE PER IL TUNGSTENO SI VERIFICHI UNA SITUAZIONE ANALOGA A QUELLA DEL RAME, CON I FURTI CHE SONO DIVENTATI UN EVENTO NON TRASCURABILE? « Purtroppo, questo scenario è già una realtà. Essendo
60 Maggio 2026