Tecnologie Meccaniche Luglio 2026 | Page 115

SECONDO HELLER SERVITIZZAZIONE SIGNIFICA USARE I DATI RACCOLTI DA UNA MACCHINA CONNESSA PER OFFRIRE SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
Giacomo Barbieri, CEO di Heller Italia mercato B2C dove la tecnologia è stata imposta in molti casi ».
FORNIRE RISULTATI NEI PROCESSI DEL CLIENTE Grazie alla servitizzazione, i costruttori possono dunque trasformare le loro macchine e sistemi in vere soluzioni di processo integrate, migliorando l’ esperienza con i clienti e la loro fidelizzazione e differenziandosi rispetto ai competitors. Una visione condivisa anche da Francesco d’ Alessandro, Amministratore Delegato Schenck Italia, un riferimento importante nel campo delle macchine e soluzioni per equilibratura e spin test per ogni tipologia di esigenza. « Per noi servitizzazione significa passare dal vendere macchine al fornire risultati nei processi del cliente » racconta d’ Alessandro. « Il nostro modello si articola su tra assi fondamentali: il primo riguarda soluzioni integrate che contemplano prodotto più il servizio; offriamo formule flessibili che vanno dalla vendita di pacchetti full‐service, al noleggio operativo, fino a contratti“ availability‐based”. In questo modo il cliente paga per il valore erogato, con TCO( Costo Totale di Proprietà) prevedibile. Il secondo asset riguarda il“ conto terzi”; in questo caso mettiamo a disposizione la tecnologia Schenck senza richiedere l’ acquisto di una macchina. Pensiamo a officine che ricevono piccoli lotti o commesse una tantum con equilibratura o spin test: garantiamo tempi rapidi e rilasciamo certificati che, altrimenti, richiederebbero una macchina propria e un laboratorio di misura. Il terzo, forse quello più affascinante riguarda l’ Engineering Consulting. In questo caso, affianchiamo progettazione meccanica e manufacturing engineering del cliente su tutte le variabili legate alla produzione di un rotore( tolleranze, concept di assemblaggio, lavorazioni). Così si valida un nuovo design in poche settimane, senza immobilizzare capitale e assumere profili specialistici ».
UNA CULTURA ORIENTATA AL DATO Il secondo intervento di Rosario Oldani è stato incentrato sull’ importanza dei software, vero e proprio elemento cardine per efficientare l’ utilizzo dei propri asset produttivi attraverso il monitoraggio e l’ elaborazione dei dati raccolti. « Senza dati affidabili, la servitizzazione non può esistere » afferma infatti Oldani che prosegue: « oggi la vera sfida non è più raccogliere dati, bensì trasformarli in valore. L’ efficientamento degli asset produttivi attraverso i dati si basa su tre livelli principali. Il primo è la visibilità. Avere accesso ai dati in tempo reale permette di capire esattamente cosa succede in macchina: carichi, temperature, cicli, fermi. Questo consente di individuare inefficienze e micro-fermi che spesso non emergono con un’ analisi tradizionale. Il secondo livello è la previsione. Analizzando i dati storici e i comportamenti della macchina, è possibile anticipare eventuali anomalie e passare a una manutenzione predittiva. Questo significa ridurre i fermi, evitare guasti improvvisi e migliorare la continuità produttiva. Il terzo livello è l’ ottimizzazione. Incrociando dati produttivi, energetici e di utilizzo, si possono migliorare le prestazioni e ridurre i consumi, aumentando l’ efficienza complessiva ».
« Tuttavia, oggi dobbiamo fare i conti con una crescente mole di dati. Non è più sufficiente raccogliere informazioni: bisogna selezionarle, contestualizzarle e renderle leggibili. Il vero valore non è nella quantità, ma nella qualità del dato. E insieme a questo cresce un altro tema fondamentale: la sicurezza. I dati di produzione rappresentano un patrimonio strategico per le aziende e devono essere protetti. Parliamo quindi di gestione degli accessi, infrastrutture affidabili e attenzione alla cybersecurity, che oggi è parte integrante dei processi industriali. La domanda è: la sfida è solo software? La risposta è no; è una sfida ibrida. Serve hardware affidabile per raccogliere dati corretti. Serve software evoluto per analizzarli. Ma soprattutto serve una cultura aziendale capace di interpretarli e utilizzarli. Il passaggio più importante è culturale: il dato non è più un’ informazione accessoria, ma diventa uno strumento decisionale. In sintesi, il software è fondamentale, ma senza dati di qualità, senza sicurezza e senza una cultura orientata al dato, non è possibile ottenere un vero miglioramento ».
NON UN COSTO, MA UN FATTORE STRATEGICO PER GENERARE NUOVA REDDITIVITÀ Con Giacomo Barbieri si è poi tornati a parlare di macchine per comprendere come, integrando i macchinari con servizi a valore aggiunto quali, come visto, il monitoraggio dati da remoto sia possibile trasformare il Service in un pilastro strategico della propria attività ma soprattutto per capire quanto un mercato complesso, come quello attuale, lo per‐
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