SOLO IL 10 % DELLE PMI ITALIANE COLLABORA STABILMENTE CON UNIVERSITÀ O CENTRI DI RICERCA.
4chiacchiere con... vedono: occupabilità oltre l’ 80 %, filiere industriali resilienti, attrazione di talenti. È il modello da estendere, anche nel Mezzogiorno, dove modelli come la Puglia stanno diventando interessanti.”
IN QUESTO LAVORO CHE CI ATTENDE LEI HA FISSATO 3 DIRETTRICI: DEMOGRAFIA, MIGRAZIONI IN, MIGRAZIONI NO OUT, RACCOGLIENDOLE IN UN’ UNICA STRATEGIA. CE NE PUÒ ILLUSTRARE BREVEMENTE I PUNTI SALIENTI?“ Questa è la cornice della nuova strategia Confindustria per il capitale umano. Tre linee chiave: 1. Demografia: incentivare le nascite e accompagnare i genitori. Un figlio non deve essere un costo, ma un progetto sostenibile. 2. Migrazioni IN: attivare canali formativi di ingresso regolari e qualificati. Formare i giovani nei Paesi di origine – lingua, competenze tecniche – e poi inserirli nel nostro tessuto produttivo. 3. Migrazioni( NO) OUT: trattenere e riportare i nostri talenti. Dottorati industriali, incentivi fiscali al rientro, sostegno alle start-up fondate da italiani all’ estero. È un’ unica politica del capitale umano, non tre capitoli separati.” In questo contesto, quale il ruolo della scuola.
SOLO IL 10 % DELLE PMI ITALIANE COLLABORA STABILMENTE CON UNIVERSITÀ O CENTRI DI RICERCA.
QUALI LE SCELTE DA ADOTTARE IN AMBITO FORMATIVO / EDUCATIVO, CON UN PARTICOLARE SGUARDO RIVOLTO ALL’ INNOVAZIONE?“ La scuola deve tornare a essere il primo luogo dell’ ascensore sociale, un presidio di cultura nel territorio, quindi anche laboratorio di cittadinanza attiva e innovazione. Dobbiamo superare lo schema rigido tra“ liceo nobile” e“ tecnico minore”. Serve una scuola più laboratoriale, più orientativa e meno nozionistica, che aiuti i ragazzi a capire dove sono bravi e non solo dove hanno preso 8. Occorre potenziare i PCTO veri, quelli che creano esperienze formative, non“ giornate in azienda”. Mi fa piacere da questo punto di vista che il nome sia cambiato:“ formazione scuola-lavoro” rende molto più l’ idea, anche meglio di alternanza, perché non bisogna alternare teoria e pratica, ma integrarle. E poi costruire una filiera 4 + 2, in cui la scuola secondaria e gli ITS siano un continuum logico, non un ponte per andare altrove. Gli ITS non sono una scorciatoia, sono una scelta di qualità. Sono il luogo in cui formare nuovi imprenditori, dove accogliere le tecnologie come“ amiche” e non come qualcosa che spaventa. Sono fucine di professionalità. Come dico spesso: l’ Italia non ha bisogno di più laureati, ma di più competenze.”
A FRONTE DI UNA SOCIETÀ DIVERSA RISPETTO AL PASSATO È IMPORTANTE STRUTTURARE UNA STRATEGIA DI ORIENTAMENTO PER LE NUOVE GENERAZIONI. SU QUALI PUNTI SI DOVREBBE BASARE TALE ORIENTAMENTO?“ L’ orientamento oggi è la prima grande emergenza educativa. Troppi ragazzi scelgono per imita-
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