Maggiore con i percorsi d’accesso alla teleferica.
Sesta ragione: soprattutto determinante in modo negativo fu la realizzazione
del collegamento alla stazione superiore della teleferica nei primi anni trenta del
secolo scorso, con il totale sconvolgimento di quella zona occidentale del Monte, abbattendo le due cappellette, dette del Paradiso, originariamente sepolcri
di Gioacchino ed Anna e la conseguente cancellazione della stradetta rettilinea
in discesa verso il Sepolcro della Madonna, annullando così per sempre ciò che
rimaneva ancora dell’originaria Valle di Giosafat, che iniziava nella Piazza Maggiore, tra il Palazzo di Pilato e la Fontana, per scendere, attraverso l’arcone del
loggiato, in direzione da est ad ovest. Veniva invece realizzata la nuova strada da
nord a sud per collegare la stazione superiore della teleferica con il complesso
delle cappelle. Tutta l’originaria urbanistica di quella importantissima zona del
Monte veniva cancellata per sempre.
Settimo motivo: tutta questa trasformazione costituì un drastico taglio, una
separazione netta e definitiva della cappelletta della Dormitio Virginis dal contesto complessivo del Sacro Monte, con per di più l’erezione, quasi addossata,
del muraglione di sostegno della nuova strada diretta alla teleferica, nascondendo quasi completamente l’umile edificio sacro allo sguardo dei passanti e
rendendo quasi impossibile l’accesso attraverso una scaletta in pietra, ripida,
estremamente angusta, appena sufficiente per il passaggio di una persona, determinando di conseguenza l’inagibilità a pellegrini e visitatori. Ottavo motivo:
a tutto ciò si deve aggiungere all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso, lo
strappo dei preziosi affreschi interni del tempietto, i più antichi rimasti di tutto
il Sacro Monte, deciso dall’allora Soprintendente alle Gallerie del Piemonte,
Noemi Gabrielli, per l’umidità che li danneggiava, determinata in gran parte
dalla situazione creatasi in seguito alla costruzione del muraglione di sostegno
della nuova strada, troppo addossato all’antico edificio, e con la collocazione
dei dipinti nella Pinacoteca di Varallo. L’interesse maggiore per l’ormai emarginato tempietto, veniva così a mancare. La quattrocentesca cappelletta, uno dei
pochi cimeli superstiti dell’originaria Nuova Gerusalemme Varallese,veniva in
tal modo depauperata, svuotata, ridotta ad un puro involucro, ad una semplice testimonianza archeologica, muraria, di indubbio, altissimo interesse per gli
studiosi del Sacro Monte e dei Sacri Monti, ma totalmente privo di attrattiva,di
curiosità e di interesse religioso per la quasi totalità dei visitatori. Queste le ragioni che mi paiono più evidenti per la graduale, progressiva emarginazione del
sacello della Dormitio Virginis dal contesto generale della ghirlanda di cappelle
della Santa montagna varallese. A queste ragioni forse se ne potranno aggiunge716
Sepolcro della Madonna