re altre, che a me ora sfuggono.
Questa la situazione al giorno d’oggi, per la quale è certo difficile riuscire a
trovare una soluzione di rilancio, di “riqualificazione”, sicuramente non ottimale, ma almeno soddisfacente per il futuro.
Ubicazione della cappelle
Perché il tempietto della Dormitio Virginis sia stato eretto sul ciglio di un
dirupo, in uno spazio tanto esiguo, in un punto così nascosto e periferico del
“super parietem”, oltre che straordinariamente ardito, singolare e pittoresco, lo
si è già ampiamente intuito.
Non fu ovviamente per creare un qualcosa di unico, sorprendente, curioso,
affascinante, indimenticabile, di grand’effetto. La ragione è un’altra.
Il Caimi, nella sua grandiosa impresa di ricreare la topografia dei Luoghi Santi nella Nuova Gerusalemme varallese, aveva individuato i nuclei essenziali della
Città Santa con: 1a, la zona del Monte Uliveto (dall’attuale Monte Tabor a
tutto il rilievo roccioso, poi in parte eliminato o conglobato nel complesso del
Palazzo di Pilato); 2a,quella del Monte Sion (ove oggi sorge l’Albergo del Pellegrino e la retrostante residenza degli Oblati); 3a, quella della Basilica del Santo
Sepolcro, comprendente la cappella della Crocifissione e le sottostanti cappelle
della Deposizione, della Sindone e del Santo Sepolcro; 4a, la Valle di Giosafat o
del Cedron, costituita dall’avvallamento naturale situato tra il Santo Sepolcro
e la parte più occidentale del Monte degli Ulivi. Tale avvallamento, digradante
da est ad ovest, lungo non più di una sessantina di metri, iniziava nella parte
più occidentale della attuale Piazza Maggiore per sfociare nel dirupo del “super
parietem” verso la valle del Mastallone. In questa nuova Valle di Giosafat varallese, necessariamente di ridotte dimensioni, trovarono posto, ad imitazione di
Gerusalemme, secondo il progetto del Caimi, i due Sepolcri di Gioacchino ed
Anna, lungo la discesa, ed al fondo, il Sepolcro della Madonna, o cappella della
Dormitio Virginis, come recita con chiarezza nei suoi versi la guida del 1514. Riferimento diretto, puntuale, dunque, a Gerusalemme, ma in un contesto quanto
mai più ristretto, limitato nello spazio, che ha condizionato il Sepolcro della Madonna al limite estremo del Monte verso occidente.
La Valle di Giosafat così ottenuta, subiva già però la prima notevole alterazione all’inizio del Seicento, affievolitosi o quasi scomparso il ricordo del rapporto
con l’analoga valle gerosolimitana, quando venne travalicata dal grande loggiato, che chiude al fondo la Piazza Maggiore, o Piazza Giovanni Paolo II, ristretta,
quasi strozzata in quel punto entro i limiti del grande arco sottostante alla log717