rientrare definitivamente a Roma, dove morì nel 1632.
È quanto mai logico ritenere che nel 28 da Nonio si sia recato al Sacro Monte, a circa venti chilometri di distanza, dove forse era stato anche da bambino, a
vistare, o a rivedere, la nuova Gerusalemme d’Occidente, e proprio lui, che era
stato pochi anni prima Custode di Terra Santa, abbia notato e fatto rilevare i
vari riscontri con i Santuari palestinesi, sorpreso forse in modo particolare da
quello del Sepolcro della Madonna. E con ogni probabilità la sua autorevole osservazione, più di quella di qualsiasi altro anonimo pellegrino, deve essere stata
determinante, fondamentale per convincere i responsabili (frati o fabbriceri) a
far apporre sul piccolo edificio la scritta che evidenzia la perfetta rispondenza
tra la Dormitio Virginis varallese e quella originaria di Gerusalemme. La data
recentemente indicata come 1537, deve in realtà essere 1637.
Che la scritta abbia suscitato presto un vivo interesse, abbia destato particolare attenzione, non pare evidente se si osserva che né il Fassola nel 1671, né il
Torrotti dopo di lui, né l’autore dell’attenta guida del 1704 devono averla notata, visto che non si soffermano sul Sepolcro della Madonna.
Deve invece esser stata notata e presa in considerazione solo molto più tardi
dal compilatore della guida del Monte pubblicata nel 1743, che per la prima
volta, dopo tanto disinteresse e tanta trascuratezza, descrive la cappella, pubblicando anche la veduta xilografica, riprodotta poi per quasi un secolo da tante
altre guide successive.
Le cause delle vicende anomale della dormitio virginis
Come mai questo singolare, piccolo edificio del Sepolcro della Madonna, a
differenza di tutte le altre cappelle, sempre descritte dalle moltissime guide nel
corso dei secoli in una sequenza rigorosa, con una numerazione precisa,ha invece subito una sorte cosi altalenante?
Ora infatti viene citata, ora viene dimenticata; ora viene posta subito dopo
il Santo Sepolcro ed il Noli me tangere, ora viene ricordata solo alla fine, dopo
la Chiesa Vecchia, o dopo la nuova Basilica. Quasi mai viene illustrata in modo
approfondito e studiata con interesse; a volte pare quasi un qualcosa di estraneo,
di superfluo, un ingombro, un disturbo, come se non facesse quasi più parte
dell’odierno Sacro Monte: un sacello mandato in esilio.
Le ragioni, le cause, indubbiamente molteplici, non tutte evidentemente di
identica portata, si sono andate assommando nel corso del tempo.
Forse la prima, la più ovvia, potrebbe essere la sua collocazione defilata rispetto allo svilupparsi sul “super parietem” di tutti gli altri misteri. Infatti essa si
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Sepolcro della Madonna