così recita:
“QUESTO S.TO SEPULDRO DELLA
VERGINE SANTISS.MA È TUTTO
SIMILE A QUELLO IN GETHSEMANA
DI GIERUSALEMME COSI VIEN
CERTIFICATO DA MOLTI FEDELI
CHE HANNO VISITATO QUELLI
LUOGHI SANTI”.
È un caso l’unico nel contesto delle cappelle varallesi; è un documento non
solo curioso, singolare, ma altamente significativo. A quando risale? Chi mai
avrebbe potuto conoscere così bene, così puntualmente i Luoghi Santi, da poter
attestare in modo tanto sicuro la corrispondenza esatta tra i due sepolcri? Esiste
solo la Sacra Orma del piede del Signore, già nell’originaria cappella dell’Ascensione (un tempo esistente sul Monte Oliveto, ove ora sorge la Trasgurazione),
adesso conservata nella Basilica dell’Assunta sotto il pulpito di destra, datata
1488, con la scritta che certifica d’essere stata rilevata con esattezza da quella del
Monte Uliveto di Gerusalemme, risalente quindi all’epoca del Caimi. Conferma ribadita poi anche nella guida del 1514.
La scritta del Sepolcro della Madonna invece, non risale all’origine della cappella, non è un attestazione del fondatore del Sacro Monte, ma una conferma,
una constatazione di epoca assai più tarda, quasi una vera sorpresa, una scoperta
imprevista da parte di “molti fedeli” che erano stati in Terra Santa.
La cornice del cartiglio, mistilinea, con svolazzi arricciolati, è tipica del pieno
Seicento. Non si può quindi pensare a pellegrini del Cinquecento, che siano
stati tanto in Palestina che a Varallo, dei quali in realtà conosciamo soltanto S.
Angela Merici, che venne due volte al Sacro Monte: nel 1529 e nel 32. Bisogna
dunque passare al secolo successivo, in cui tra i “molti fedeli” che furono anche in Terra Santa e che visitarono anche il Sacro Monte, l’unico a cui si possa
pensare è un personaggio rilevante e quanto mai qualificato al riguardo: il quasi
conterraneo P. Tommaso Obicini.
Nato infatti a Nonio, sul Lago D’Orta, poco al di là della Colma d’Arola, nel
1585, fattosi francescano, fu a Gerusalemme ad iniziare dal 1612.
Nel 20 venne nominato custode di Terra Santa, ove ottenne i resti della Casa
di Nazaret, recuperò la casa natale di S. Giovanni Battista ad Ain Karem e vi
fece erigere una chiesa dedicata alla Vergine con un convento. Rientrato in Italia
nel 1622, soggiornò a Venezia; nel 28 ritornò a vedere il suo paesello natale, per
713