Storia del Sacro Monte di Varallo | Page 711

co di Gaudenzio nella cupola del santuario di Saronno. È il pittore stesso che si esibisce, si diverte, si sfoga. Qui veramente la pittura si fa musica; i colori, i panneggi lievi e mossi, i gesti misurati diventano suono. La vista trapassa in udito. Tutto rivela una sensibilità non comune, la mano d’un maestro colto, aggiornato, sensibile. Si sono ipotizzati vari nomi, varie influenze in questi ultimi decenni, si è parlato di Stefano Scotto, primo maestro di Gaudenzio, ma di cui non si conosce alcuna opera per dei possibili raffronti. Si rimane pertanto di fronte ad un capolavoro ancora privo di una sicura paternità, certo vicino al Bergognone, come evidenziano le tipiche figure degli angeli, la grande mandorla che circonda la Vergine, l’impostazione del sovrastante Padre Eterno. Chiara è quindi la provenienza del pittore dall’aggiornato ambiente milanese. Tutto è frutto della mente, della volontà del padre fondatore, il milanese Bernardino Caimi. Tutto si svolge sotto la sua attenta, scrupolosa direzione, non solo nella perfetta riproduzione del sacello gerosolimitano, ma anche nella scelta dell’artista e nella precisa realizzazione dei dipinti per illustrare nel modo più efficace il mistero. Ne era così risultato un piccolo, raffinato edificio sacro, un vero scrigno, un gioiello di cui oggi possiamo godere solo in parte. La struttura muraria La Cappella del sepolcro della Madonna è un edificio di dimensioni molto ridotte, una “mini cappella” rispetto alla grande maggioranza di quelle del Sacro Monte odierno. Ciò è ovvio, è scontato, essendo l’esatta riproduzione dell’analogo sacello di Gerusalemme, situato nella chiesa dell’ascensione nella Valle del Cedron, o di Giosafat, o del Getsemani, anch’esso sostituito da una piccola struttura muraria. E fu proprio grazie al suo ridottissimo volume che il sepolcro poté quasi provvidenzialmente venir eretto in uno spazio tanto limitato, come un ridottissimo terrazzino, sul precipizio, che strapiomba sulla Valle del Mastallone, al fondo della Valle del Giosafat, a completare così il complesso dei tre sepolcri gerosolimitani, cioè i due di Gioacchino ed Anna, genitori della Vergine, lungo la scalea di discesa, e quindi questo della Madonna appunto, più in basso. La costruzione semplicissima, parallelepipeda, rettangolare, riscoperta da un tettuccio in beole a due spioventi, è totalmente privo di elementi architettonicodecorativi, come avviene in tanti altri casi di edifici sacri valsesiani, soprat711