Maria a seppellire”, quasi come una didascalia del dipinto stesso.
Ciclo pittorico interno
In tutt’altre condizioni invece ci è giunto il secondo ciclo pittorico, quello
dell’interno del sepolcro, che per nostra fortuna è tutt’ora perfettamente godibile e costituisce una delle più importanti raffigurazioni ad affresco dall’ultimo
quattrocento, prima dell’età gaudenziana, non solo in ambito valsesiano e novarese, ma anche dell’estrema arte occidentale della Lombardia.
Il “mini ciclo”, già sinteticamente descritto nella guida del 1514 “Dove discipuli hebero posata e cusi quivi in celo hebe a salire/ Gua di Maria Asumpae
el corpo e lalma / A lalto cel la gloriosa palma”, rivela un respiro spaziale, una
luminosità che annulla l’estrema limitatezza dello spazio reale.
Sullo sfondo chiaro risaltano i gruppi delle figure. L’orchestrazione generale
si snoda, si espande dal basso verso l’alto, dalla terra al cielo, con gli apostoli a
far da base, da siepe umana a livello del tumulo, disposti in gruppi, parte sulle
due brevi pareti laterali, rese più ridotte dagli spazi dell’apertura di sinistra e di
un’altra forse preventivata sulla destra, parte poi sulla parete maggiore ai lati
della Vergine Assunta. Sono figure profondamente umane, dai gesti misurati,
d’una concretezza, d’una solidità tipica del realismo lombardo.
Come mai siano solo dieci e non undici, sinceramente non lo so spiegare;
forse all’estrema destra uno venne già in antico cancellato per murarvi la bussola
per le elemosine.
Al centro troneggia la Vergine Assunta, chiara, luminosa, resa più aulica dalla
grande mandorla di angeli ed angioletti che la circonda, perno focale di tutta la
composizione. Al di sopra, ormai nella curvatura della volta a botte, la incorona
l’Eterno Padre dall’ampio manto sospeso a mezz’aria, come un padiglione leggero, che richiama motivi iconografici cari al Bergognone.
Il gruppo de