denziana in Santa Maria delle Grazie, mentre sul terzo riquadro, sovrastante
l’apertura o finestrella, dalla metà del Seicento circa, campeggia la già citata
scritta che certifica la perfetta somiglianza di questa cappelletta con il sepolcro della Madonna a Gerusalemme. Ma inizialmente tutta la parete doveva
esser decorata a specchiature a finti marmi, come era a Gerusalemme, dove è
stato ritrovato lo zoccolo in marmo che corre lungo gran parte del perimetro
esterno dell’edificio.
Sulla parete est ritorna la decorazione architettonica alle estremità con le
lesene scanalate sorreggenti capitelli corinzi, a formare una nobile cornice
attorno all’affresco che si sviluppa su tutta la parete, purtroppo ridotto ormai ad una pallidissima ombra. Esso, come ha potuto ancora riconoscere il
Bossi trent’anni or sono, rappresenta il trasporto del corpo della Vergine al
sepolcro, o sepoltura della Vergine, come narrano i vangeli apocrifi e come
a volte venne raffigurato anche in pittura. Ne è per noi un esempio molto
significativo quello che compare nella predella della pala dell’Assunta nella
Basilica di S. Sebastiano a Biella, dipinto da Bernardino Lanino nel 1543, in
cui il pittore deve essersi certamente ricordato dell’affresco del Sacro Monte, ove già era salito, perché nello sfondo della pala centrale con l’Assunta
compare, guarda caso, la più antica veduta del Sacro Monte che si conosca. Nell’affresco della Dormitio Virginis si intravvede ancora sull’alto la
Madonna distesa sul cataletto, rivolta da destra a sinistra, ed al di sotto, a
sorreggerla, alcuni apostoli, tra i quali, di uno si può distinguere la testa ben
modellata, con folta barba e capelli ondulati, ben ravviati, mentre degli altri
due si evidenziano particolarmente le aureole, mentre le teste risultano assai
ben più deperite.
Il sacello, strutturalmente semplicissimo, era stato, fin dall’origine rivestito
di affreschi, tanto all’interno, quanto all’esterno. Ci si trovava quindi di fronte
a due distinti cicli pittorici.
Quello esterno, ridotto in pessimo stato da più di cinque secoli di esposizione
alle intemperie, all’umidità ed allo scarso rispetto, costituiva quindi il richiamo
immediato, il punto di riferimento per il pellegrino che percorreva in discesa
la scalea, per indicargli che quello era il Sepolcro della Madonna e nello stesso
tempo per invitarlo quasi ad unirsi al corteo funebre.
Si tratta dunque di un soggetto, se vogliamo scontato, logico per la cappella,
ma anche di sicuro, immediato effetto psicologico, purtroppo non più godibile, già evocato con chiarezza nella prima guida del Monte (1514) nei due versi
iniziali del “capitulo” dedicato alla Dormitio Virginis “dove portata el corpo di
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