a te la porge...”.
È perciò evidente che già dall’inizio e fino almeno ai primi decenni del Seicento (la xilografia di Gioachino Teodorico Coriolano nella guida del 1611
presenta i cinque fiotti che sgorgano dalle piaghe), la statua del Cristo doveva
veramente gettare acqua dalle cinque piaghe, come affermano tutte le guide del
Cinquecento e come ricordano con nostalgia tanto il Fassola che il Torrotti
nella seconda metà del Seicento.
Il risultato doveva essere di un’eccezionale forza espressiva e di un’impressionante suggestività d’effetto, tanto da suscitare l’ammirazione dello stesso
Alessi, che ne trarrà spunto per il progetto, sempre nel “Libro dei Misteri” per
la raffigurazione della Probatica piscina, purtroppo mai realizzata, nonostante
venisse stabilito nel memoriale del 12 novembre 1572.
Siamo esattamente nel periodo in cui nei giardini principeschi vanno moltiplicandosi i più sorprendenti e spettacolari giochi d’acqua, come a Tivoli in
Villa d’Este, a Bagnaia in Villa Lante, a Bisuschio, nel Varesotto, in Villa Cicogna Mozzeni ed in seguito anche a Torino nel giardino ducale di Emanuele
Filiberto, con sofisticati e ricercati giochi. Sul Sacro Monte poi per breve tempo
si doterà di un vero ruscello, o canaletto, anche la cappella del Battesimo di Gesù
per presentare in modo più realistico ed efficace il fiume Giordano.
Ne consegue anche con piena evidenza che la statua originaria della fontana
non poteva esser quella di legno, rimasta sulle due vasche fino al 1980 – 81,
oltre che per lo stile e la posa, anche perché priva affatto di condutture interne,
e come si è visto, non certo opera di Gaudenzio, ma del periodo a lui anteriore.
Essendo dunque un’ altra, data la sorprendente ed ardita invenzione dei getti
d’acqua che scaturivano dalle cinque piaghe come fiotti di sangue, appare ancor più attendibile 1’affermazione del Sesalli che anche la statua originaria fosse
opera di Gaudenzio come la parte architettonica della fontana.
Infatti solo dalla sua mente fervida e geniale poteva provenire una simile idea
per il Sacro Monte, e che Gaudenzio s’interessasse anche d’idraulica sembra di
potersi dedurre dal suo primo biografo, il Lomazzo.
Ma la soluzione gaudenziana è memore di alcuni notevoli precedenti, già potuti osservare da Gaudenzio stesso,o di cui potè avere notizia nel suo viaggio
formativo nell’Italia centrale: le tre Ninfe bronzee, che coronano la Fontana
Maggiore di Perugia, opera trecentesca di Nicola e Giovanni Pisano; i gruppi in
bronzo di Giuditta ed Oloferne di Donatello, a Firenze (1455 circa), concepito
come coronamento di fontana, con zampilli prorompenti dai quattro fiocchi
agli angoli del cuscino e dai tre rilievi del piedestallo; il Puttino col delfino del
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