gettava acqua dalle cinque piaghe ed evidenziano, quasi con un senso di rammarico e di poca considerazione che la statua allora era solo di legno, quasi a
sottintendere che prima era di materiale ben più nobile.
In seguito si ignora la questione e si cita solo la statua lignea con i cinque
sottostanti cannelli. Sarà il Butler alla fine dell’Ottocento a supporre per primo
che la statua lignea non fosse 1’originale; ma che provenisse da una, allora non
ben ubicata cappella dell’Ascensione, contraddetto, però nel 1914 dal Galloni,
che riferendosi alla fontana, cita sì le guide della seconda metà del Cinquecento,
il Fassola ed il Torrotti, lasciando però sospeso1’argomento.
È solo in occasione del convegno internazionale sul Sacro Monte del 1980,
che credetti di aver risolto il problema, senza per altro essermi accorto dell’intuizione del Butler. Notavo in quell’occasione che nel proemio manoscritto al
“Libro dei misteri”, compilato da Galeazzo Alessi attorno al 1567-68, quando
giunge a trattare della fontana, sorprende una frase del celebre architetto. Infatti, dopo aver affermato che essa è “fatta con bellissimo artificio che sommamente mi piace”, così presegue “nè mi spiace punto 1’inventione della statua di
N.S. (Nostro Signore) che in mezzo di esso vaso si vede scaturire per le piaghe
abbondantissimi ruscelli d’acqua”.
E che tale invenzione potesse incontrare la simpatia dell’Alessi è comprensibile tenendo presente che una analoga si vede raffigurata nella Fonte di Salmatide in una delle illustrazioni dell’opera di Vitruvio, edita nel 1537 da Giovanni Battista Caporali, che fu maestro dell’Alessi. Ora, nel testo del “Libri dei
Misteri” non ci si trova di