Tuttavia la statua lignea, da alcuni decenni sostituita da una replica, che era
collocata su di un altare nell’interno della Basilica, ancora tutta pervasa da un
candore quattrocentesco nel suo gesto misurato, timido e dolce, non può appartenere all’epoca della fontana, che, tutto sommato, deve datarsi, come abbiamo
detto, attorno al 1505-10; né può assegnarsi a Gaudenzio, come invece riferisce
l’introduzione alle guide del 1566 e 1570.
Si dovrà dunque dubitare di quanto scrisse il Sesalli riguardo all’assegnazione
a Gaudenzio della fontana, che risulta così convincente, come abbiamo dimostrato nelle puntate precedenti, tanto per lo stile che per la cronologia?
Orbene, proprio il testo del Sesalli, quando giunge a descrivere la fontana,
afferma per prima cosa, che la figura del Cristo è protesa verso il cielo, e poi che
dalle sue piaghe scaturiscono dei rivoli d’acqua.
“Sopra di questo (ossia della vasca) verso il ciel s’estende
L’imagine di Christo suscitato
Che dal limpido fonte manda fuora
Per ogni piaga un ruscelletto ogni hora”
E gli identici versi ripetono tutte le successive guide del tardo Cinquecento.
Sono gesti, atteggiamenti e situazioni incompatibili con l’antica statua lignea
già sulla fontana ed oggi in Basilica. I pellegrini, di fronte ad un testo simile
avrebbero dovuto rimanere per lo meno sconcertati se la statua non fosse stata
così come era descritta. Eppure le guide non sono state rettificate nelle edizioni
successive, rispetto a quelle del 1566 e del 70. Di più, anche il Fassola, e siamo
oramai nella seconda metà del secolo successivo, nella prima parte della sua opera sul Sacro Monte, dedicata alle vicende storiche, così scrive: “Restava in mezzo
a queste (cioè alle cappelle) una vaga fontana che gettando acqua dalle Piaghe
del Christo Suscitato pure oggi si mira in mezzo ad abeti altissimi...” Più avanti,
giunto alla descrizione della fontana, si limita a scrivere: “Rappresentasi la Resurrezione da un Christo in legno sopra la fontana, che sta davanti il Santo Sepolcro...”. Pochi anni dopo (1686) il Torrotti nella sua guida del Sacro Monte si
duole che i ruscelletti d’acqua non sgorghino più direttamente dalle piaghe del
Cristo, ma dai cinque cannelli del bacino sottostante la statua, come oggi, così
esprimendesi: “È un Cristo antico di legno sopra una vaga fontana con doppi
vasi per raccogliere le sorgenti delle cinque piaghe il che s’è negletto, e solo vanno i gitti del vaso superiore”. L’ espressione appare chiarissima, senza bisogno di
chiarimenti, di spiegazioni, sottolineata da “il che s’è negletto”.
Tutti e due gli autori riferiscono con chiarezza indiscutibile che la fontana
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