«Facendo orazione S. Carlo Borromeo
a questo S. Sepolcro vi è tradizione che
da un angelo gli
sia stata rivelata l’ora
della sua morte».
Quando agli inizi del Settecento venne innalzato l’oratorio di fianco al Santo
Sepolcro si pensò anche di erigere una statua di S. Carlo in adorazione del Cristo morto. Ma non potendo ovviamente collocarla nel luogo stesso in cui egli era
solito pregare nell’interno della cella funebre, né nell’oratorio a diretto contatto della folla, si ricavò al fondo del portico che lo circonda, un piccolo sacello in
cui sistemarla.
Tutta l’opera venne attuata a spese dell’illustre famiglia Alberganti di Varallo. Al di sopra della grata di comunicazione tra il piccolo ambiente ed il portico
venne dipinto un ricco cartiglio a svolazzi barocchi contenente la seguente scritta latina, già riportata nella guida del 1743;
«In hoc Sacro Secessu D. Carolus Cardinalis Borromaeus Archiepiscopus Mediolanensis ab hu-manis se propediem migraturum divinitus praesentiens jugi Dominicae Passionis meditatione mortis sacrae obeundae parav it se MDLXXXIV».
In epoca più recente, la vecchia iscrizione ormai fatiscente (è riportata ancora
nella guida del 1829), venne sostituita da quella attuale in italiano:
«Nella solitudine dell’ S. Monte
S. Carlo Borromeo nell’ottobre dell’anno 1584
presagendo vicina la morte si preparò all’incontro con Dio
meditando piamente la passione di N. S. Gesù Cristo».
Nell’interno della piccola cappella venne collocata non solo la statua del Santo, ma un intero gruppo scultoreo in terracotta colorata, comprendente oltre a
S. Carlo genuflesso e rivolto verso il Sepolcro, anche un Angioletto in volo che gli
annunzia la sua prossima morte. L’opera venne affidata allo scultore milanese Giuseppe Arrigoni, che la dovette eseguire verso il 1722, quando gli furono
pagate altre due statue da lui modellate per la cappella dell’Entrata di Gesù in
Gerusalemme, ed egli compi pure vari altri lavori di aggiustatura e restauro per
altre sculture rotte o in cattivo stato, come quella di S. Gerolamo lungo la salita
da Varallo al Sacro Monte.
Il nome dell’autore venne però molto spesso aiterato nella letteratura riguardante il Sacro Monte. Già il documento del 1722 parla del «sig. Origone»,
mentre le guide del 1743 e del 1751 riportano il cognome esatto. Invece quelle
successive per lo più scrivono «Giambattista Orrigone», oppure «Origone»,
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