Passione di nostro Signore e specialmente l’agonia nell’horto e la sacra sepoltura, principio e fine della santa Passione». E questo confermò con i fatti nelle sue
ripetute meditazioni varallesi.
Per primo il Bascapè, suo discepolo e futuro vescovo di Novara, a pochi giorni dalla morte del Santo, in una sua lettera al vescovo di Piacenza, in cui narra minuziosamente gli avvenimenti degli ultimi giorni di S. Carlo, riferisce che
«senctiva gusto speciale del misterio del glorioso sepolchro, et quando né capella,
né imagini haveva, le quali propriamente si confacessero con ciò ch’egli haveva a
meditare, si riduceva sempre al sepolchro: da quello traheva più divoti et più rari
concetti et sentimenti; et quando, dato ordine di dover partire, già tutta la famiglia
discendeva dal monte, accortisi che il Cardinale mancava, et qua et là ricercatolo,
lo trovarono, che unafemìna lo disse, pure intorno al benedetto sepolcro».
Segue la guida del Sacro Monte edita nel 1589 nel confermare che S. Carlo
era solito pregare presso il Santo Sepolcro. Anche il Possevino nella sua biografia del Borromeo, pubblicata nel 1591, ricorda che «Fra tutte le altre Capelle
di quel santo monte, egli sentiva gusto speciale del Mistero del glorioso sepolcro, et
in quello faceva più prolisse orazioni». E l’anno successivo gli farà ancora eco il
Bascapè ripetendo con poche varianti ciò che già aveva scritto, ricordando «il
piacere che egli riceveva dai discorsi e dalla meditazione sulla morte e sulla sepoltura del Signore, e soprattutto dalla vista e contemplazione del suo Sepolcro».
E poco oltre, sempre nel suo libro sulla vita di S. Carlo, riferirà nuovamente
il toccante episodio dell’ultimo distacco del Santo dalla cappella del Sepolcro la
mattina del 29 ottobre 1584 «Mentre (per i tanti impegni che lo attendevano)
si stava allontanando dal monte, entrò di nuovo nella cappella del Sepolcro del Signore. I compagni erano quasi arrivati ai piedi del monte stesso, quando s’accorsero
della mancanza di Carlo: ritornati indietro, lo ritrovarono in quel posto» («Dum
igitur... a monte discenderet; ita rursus sese in locum Dominici sepulchri abdidit;
ut comites, cum fere descendis-sent, tum demum Carolum deesse animadvertentes,
in eo loco invenerint»).
Anni dopo anche il Giussano nella sua vita di San Carlo conferma che «Sebbene egli avesse lunghissime meditazioni in tutti i misteri di quel sacro momte,
si trovò nondimeno più prolisso in due particolarmente, in quello dell’orazione
nell’Orto e in quello del S. Sepolcro; ed anche più assiduo in questo, parendo
che quasi non se ne potesse staccare, come che vedesse vicino il suo fine e l’ultima ritirata allo stesso sepolcro, ovvero che non avesse più altro gusto che di pensare alia morte ed alla sepoltura, bramando di scioglersi ed unirsi con Cristo».
Ed un po’ più avanti, riprendendo il Bascapè, continua «Diede adunque
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