serva anche “in un ben adorno tabernacolo una particella della croce sacrosanta
di Cristo e se ne fa solenne il giorno dell’invenzione di santa Croce, come pure
in tutti i Venerdì di Quaresima, essendovi in detti giorni devota processione,
eruditi discorsi…”.
Non si tratta più di un’opera d’arte meritevole di essere segnalata, che da prestigio al luogo sacro, ma di una reliquia preziosa, di prima classe. La sua presenza
non ci deve stupire, non è una novità, ma risale all’epoca dello stesso fondatore.
Il Fassola elenca molte reliquie nella Cappella del Calvario entro una cassetta
“che si puonno toccare con corone, ed altri instrumenti simili di divozione per mezzo d’un ferro…. “. Aprono la serie quelle “della croce vera, dove Cristo fu affisso,
della colonna dove fu flagellato…”.
Queste due prime reliquie erano originariamente collocate nella cappelletta
che conchiudeva il portichetto antico del santo sepolcro, già descritta nella guida del 1514, nota come la cappella dove Gesù risorto appare alla Madre, contenente appunto le reliquie della Croce e della Colonna in due finestrelle laterali:
Ne luna ce de la sancta colonna
Ne laltra de la croce qua si noma.
Ma nel 1671 quando il Fassola pubblica il suo testo, quel tratto di portichetto
e la cappelletta, erano già state abbattute. Quindi è plausibile che le due reliquie
siano state trasferite nella cappella della Crocifissione. Eretto il nuovo oratorio del Santo Sepolcro, circa un quarantennio dopo quel forzato trasferimento, molto probabilmente quella reliquia della Croce viene sistemata nel nuovo
edificio “in un ben adorno tabernacolo” ove è ancora ricordata nella guida del
1843. In seguito, per prudenza, o non officiandosi quasi più nell’oratorio, la
reliquia deve esser stata trasferita presso la Basilica. Infatti tra i vari reliquiari
di cui è dotata, vi è anche quello in argento, o in rame argentato, del primo settecento, contenente un piccolo frammento della croce. Se le antiche guide con
l’espressione “ ben adorno tabernacolo” si riferissero al reliquiario o ad un vero
tabernacolo, non è facile capire. Se era un vero tabernacolo non poteva trattarsi
che di quello dello stesso altare perché di un altro non c’è traccia, né si può capire dove potesse esser collocato. •
La statua di san Carlo presso il Santo Sepolcro
È assai noto che S. Carlo rivelò sempre un particolarissimo culto per la passione del Signore e per il sepolcro, come ebbe a dire Egli stesso al Padre Francesco
Panigarola «lo sento gran consolatione in occasione di malattia contemplare la
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Cappella - 43