chiesuolo) del Santo Sepolcro per l’acqua che colava dal tetto di detta cappella”,
come scrive il Galloni. Scompare così purtroppo senza alcun rimpianto per allora, una testimonianza tra le più significative dei primi decenni del Sacro Monte
e della fase giovanile, tanto lacunosa, dell’attività di Gaudenzio. La guida del
1704 afferma che la cappella della Maddalena si ricostruirà “in altro sito”, segno
che vi era già tutta l’intenzione di abbatterla.
Chi sia stato l’ideatore, il progettista ed il realizzatore di tutta la trasformazione del complesso edilizio riguardante il Santo Sepolcro, non ci è stato tramandato con certezza. Nella guida del 1704,a proposito delle quattro tele inquadrate nelle pareti, di cui si tratterà, è scritto che “l’architettura che vagamente corrisponde alle immagini (cioè alle sagome mistilinee delle tele) fu dipinta
dal mentovato Francesco Leva di Milano”, in precedenza citato come autore
delle decorazioni del portico (allora assai lodate, ma svalutate poi nel primo novecento dal Galloni). Nel tardo settecento e nella prima metà dell’ottocento,
ad iniziare dal Bartoli, si è equivocato sul temine “architetto”, ritenendo che il
Leva fosse l’autore, non dell’architettura, ossia dell’inquadratura o cornice dei
dipinti, ma di tutta la nuova struttura architettonica dell’oratorio.
È augurabile quindi che un accurato controllo dei documenti superstiti di
quegli anni nell’archivio del Sacro Monte possa un giorno rivelarci il nome
dell’architetto o anche solo del valente capomastro. All’oratorio, alla sacrestia
ed al portico bisogna poi anche aggiungere il campaniletto. Più incerta e non
documentata è la costruzione di questa struttura, di cui mi pare nessuno finora
si sia interessato. La sua presenza è necessaria per dare completezza non solo al
nuovo assetto del Santo Sepolcro, ma a tutto il Sacro Monte. Il campanile della
Basilica sorgerà solo nel 1770. Si innalza quindi dietro alla cappella di S. Francesco, esile e slanciata, la torre campanaria, scattante sull’angolo del loggiato che
collega il Palazzo di Pilato con Casa Valgrana, subito prima della lunga rampa
che discende verso la cappella della Salita al Calvario. La sua cella campanaria
campeggia al di sopra del tetto del loggiato, come si può osservare assai bene
sia nella veduta della Piazza Maggiore del 1777, sia in varie altre ottocentesche
che colgono nell’insieme tutto il Sacro Monte, alcune di Clemente Rovere, per
esempio (1847)), prima che i successivi, irrispettosi interventi edilizi della seconda metà del secolo XIX tutt’attorno quasi lo soffochino.
Se la costruzione del campaniletto risalga anch’essa all’inizio del settecento o
a qualche decennio dopo, non si sa. Di certo le guide della prima metà del secolo
parlano solo di una campana o di due campane.
Intanto il nuovo oratorio viene a costituire ben presto un notevole richiamo,
667