e come conferma la già citata lapide di Milano Scarognini, che si conchiude con
la ben nota espressione“ut hic Hi(e) r(usa) l(e)m videat qui p(er)agrare neq(ui)
t”. Non si può tuttavia dimenticare l’antichissima devozione per il Santo Sepolcro di Gerusalemme in occidente assai prima delle crociate, con la costruzione di
molti sacelli intitolati appunto al Santo Sepolcro, non sempre però riproducendone o imitandone con esattezza le caratteristiche architettoniche.
Molti ne avevo già elencati nel mio testo del 1980, non solo in Italia, tra i
quali spicca il complesso di Bologna, seguito dagli altri di Pisa, Firenze, ecc... Ma
l’elenco è andato infittendosi in questi ultimi decenni, grazie soprattutto alle
ricerche ed alle pubblicazioni dovute al Centro di Documentazione dei Sacri
Monti, Calvari e Complessi devozionali europei, evidenziando l’insospettata
diffusione del fenomeno. Mi pare però che meriti una particolare attenzione il
Santo Sepolcro di Milano, risalente al 1099, non tanto perchè situato nella capitale del ducato a cui la Valsesia apparteneva, ma perché si trova nella città natale
del Caimi,per cui è facile pensare che proprio da quella chiesa posta nel centro
medioevale dell’abitato, all’incrocio del cardo e del decumano, possa esser sorto il primo, suggestivo richiamo per il piccolo Bernardino ad appassionarsi alla
Terra Santa ed a sviluppare quindi la sua venerazione per il sepolcro del Signore.
Punto dunque di avvio per tutta la successiva missione del Beato Caimi e della
sua realizzazione varallese.
Devozione di san Carlo per la Passione
Identico fatto, identica situazione dovrà verificarsi un secolo dopo per S.Carlo Borromeo con la sua straordinaria devozione per la Passione del Signore, per
la Santa Sindone, per il Sepolcro di Varallo a cui ritornava sempre con un’attrazione tutta particolare. La chiesa del Santo Sepolcro di Milano sorge, si noti, a
poca distanza (duecentocinquanta metri circa) dal quattrocentesco palazzo dei
Borromeo. A differenza del Sepolcro di Milano, quello di Varallo non assunse la
struttura di una chiesa, ma si limitò, secondo il piano del fondatore, a riprodurre
il sacello del Santo Sepolcro di Gerusalemme, aggiungendovi accanto, sul lato
destro, il piccolo romitorio per i frati, in cui passò, come è tradizione, gli ultimi
tempi il Beato Caimi.
Come si presentasse originariamente all’esterno il piccolo edificio, lo si
può dedurre con una certa precisione dalle più antiche vedute del Sacro
Monte, della metà del Cinquecento, nelle quali emerge appena dietro al
portichetto che gli si addossa. La costruzione a base quadrata, di non più di
sette otto metri di lato, risultava un parallelepipedo, ricoperto da un tetto a
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