tratta del tempietto circolare che spicca in posizione dominante sull’alto della
rupe all’estrema destra del super parietem.
Proprio in quel punto ardito e pittoresco sorgerà nel primo decennio del Seicento, nel contesto del Palazzo di Pilato, la cappella della Condanna a morte di
Gesù.
La prima rappresentazione del mistero
Anche la realizzazione della cappella che rappresenta il mistero della Condanna, o della Sentenza di Pilato, come quella di molte altre del Sacro Monte
varallese, ha subito varie vicende nel corso dei decenni prima di poter concretarsi nella sua redazione definitiva.
La scena compare già, anche se solo dipinta, nel primo Palazzo di Pilato, quello eretto sul lato nord del Monte attorno al 1545-50, presso la porticina secondaria di accesso alla Nuova Gerusalemme, vicino al punto in cui giunge l’antica
e storica strada che sale da Varallo.
Come noto, erano solo due i misteri compresi in quell’edificio, ed ambedue
al piano terreno: la Flagellazione e la Coronazione di spine, separate da un atrio
centrale.
Nel primo dei due misteri, posto sulla sinistra, cioè più ad occidente, come
ci ricorda l’Arienta nel 1896, due delle pareti erano affrescate, non specifica
però quali; probabilmente quelle rivolte verso ponente e verso nord, essendo
occupata dall’apertura per la vista dei fedeli e per la luce quella di mezzogiorno
e comunicando forse con l’atrio l’altra di levante.
Su di una parete era raffigurato Gesù trascinato dagli sgherri davanti a Pilato e Pilato che pronunzia la sentenza, come scrisse l’Arienta e non Pilato si
lava le mani, come ha scritto più recentemente il Rosei, mentre sull’altro lato
si scorgevano ancora distintamente nel 1895 al di sotto dello scialbo «tracce di
colossali figure con flagelli nelle mani», come già ricordato nel 1991 trattando
di quest’antica cappella della Flagellazione.
Nel 1886 o 87 (l’Arienta riferisce ora una data ora un’altra), si provvide a
strappare dalla parete gran parte del primo dei due dipinti, che trasportato su
tela in tre frammenti, venne collocato nella Pinacoteca varallese, ove tutt’ora si
conserva, mentre l’altro con le grandi figure dei flagellatori, andò, purtroppo,
distrutto pochi anni dopo, con l’abbattimento del primitivo Palazzo di Pilato.
L’attribuzione degli affreschi a Gaudenzio risalente al Fassola, accolta ancora
dal Galloni nel 1914, veniva però già rifiutata nel 1894 dal Butler, probabilmente su suggerimento dell’Arienta, per essere sostituita da quella del Lanino,
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Cappella - 35