da cui irrompeva il corteo di Barabba, così pure, in perfetta simmetria, con un
trompe-d’oeil di raro effetto, si apre una porta, che immette in un luminoso corridoio vuoto, salvo la presenza di una scimmia, attraverso il quale però tra poco
transiterà il corteo per spostarsi nell’aula successiva, in cui avverrà la condanna. Si sottolinea così un collegamento, una sequenza incalzante, una continuità
strettissima tra i due episodi della narrazione evangelica.
A conchiudere, a coronare non solo il ciclo pittorico, ma tutta l’unitaria raffigurazione plastico-pittorica, il Tanzio spalanca al centro la volta in un lucernario rettangolare di grande respiro, con una balconata colta in forte scorcio,
sferzata dalla luce solare. Lo spazio è in gran parte dominato dalla travolgente
figura dell’angelo sterminatore, che si dilata maestoso con le grandi ali spiegate
ed i panneggi roteanti vorticosamente nell’aria, mentre versa sulla città sacrilega
di Gerusalemme un vaso di sangue. Più in basso, due vivaci e corposi angioletti svolazzanti, dalle forme sode e dalle frementi capigliature bionde, srotolano
e lanciano nell’aria come due esperti sbandieratori, lunghi fi1atteri con motti
scritturali riguardanti il sangue di Cristo che ricadrà sugli abitanti di Gerusalemme e sui loro figli.
Agli angoli, nell’imposta della volta a padiglione, dei complessi cartigli decorativi, d’un manierismo raffinato e colto, memori del gusto del fiorentino
Buontalenti, quindi rivelatori dell’ampia cultura del Tanzio, contengono al
centro due scudi: quello di sinistra di Roma con le iniziali SPQR, a ricordare
il suo dominio sulla Palestina: quello di destra con l’aquila nera ad ali allargate
da intendersi forse più che come simbolo dell’impero, come lo stemma della
Valsesia. In tal caso potrebbe indicare che la cappella venne realizzata grazie alle
elemosine dell’intera valle. Infatti non si conoscono dei particolari donatori,
come invece è spesso accaduto per le altre cappelle.
I disegni preparatori - La grata lignea - I restauri.
Anche per la cappella di Pilato si lava le mani, come per le altre due dipinte
da Tanzio (Gesù condotto per la prima volta da Pilato e Gesù dinanzi ad Erode),
oltre che per quelle affrescate dal Morazzone, si conoscono vari disegni preparatori.
Sono studi preziosi come documenti per il travaglio creativo del ciclo pittorico, per la sua gestazione, in una parola, per il suo divenire, fino a giungere
alla redazione definitiva, quella ottimale. Sono testimonianza dello scrupolo,
dell’attenzione, della diligenza estrema, dell’impegno totale con cui il pittore si
dedicava alla sua opera. Ma sono soprattutto, già di per sé, dei vari capolavori di
418
Cappella - 34