grafica, d’una rara e magistrale sapienza esecutiva, d’un’eccezionale sicurezza di
tratto, d’un’immediatezza e d’una forza vitale rarissime.
Attorno ad alcuni si sono però sviluppate anche delle discussioni critiche.
Così è avvenuto p er il più noto, quello della Pinacoteca di Varallo con Due teste
di valligiani e sul retro Un paesaggio. Le due teste, indagate con un’acutezza
quasi spietata si riferiscono agli affreschi della parete di fondo, a sinistra del trono di Pilato. Il Testori le considera: “uno dei risultati più sorprendenti” dell’
opera del Tanzio, tanto da affermare che non si trova: “nulla di simile, dopo il
Caravaggio, nel secolo intero”.
L’assegnazione al Tanzio è messa però in dubbio dal Borsa, che considera il
disegno copia del dipinto, ritenendo originale studio preparatorio un analogo
foglio con lievi varianti, al Staatliche Museen di Berlino (già attribuito dal Berenson al Bronzino).
Sebbene sia impossibile, senza un approfondito confronto diretto dei due
disegni, ed anche della carta e delle filigrane, dare una risposta pressoché definitiva, è ben difficile pensare che un altro pittore valsesiano, successivo al Tanzio,
abbia proprio esattamente e casualmente copiato dall’affresco nel disegno varallese le due stesse teste che il Tanzio aveva tracciato come esercizio preparatorio,
ancor in fase evolutiva, da perfezionare e completare nel foglio oggi a Berlino.
Penso dunque che si debbano considerare ambedue delle prove successive,
tutte due autografe: quella berlinese in un primo momento, con ancora alcune
varianti ed alcune parti incomplete rispetto alla redazione finale; quella di Varallo invece, ormai condotta alla sua definitiva completezza, anche nella collocazione delle due teste, in modo da essere il vero modello da tradurre in affresco.
Sempre tra i disegni preparatori è notevolissima la sanguigna, resa nota dalla
Neilson, relativa ai due uomini che avanzano uscendo dalla porta (Londra, University College).
Alla cappella di Pilato si lava le mani il Testori riferisce pure una Figura di
guerriero, conservata nella raccolta della Pinacoteca varallese, attribuzione che
però viene messa in dubbio dal Rosei e dal Bora.
È poi ancora da citare un altro foglio di gran qualità, a matita nera, per uno
degli angioletti in volo con cartiglio, e forse riguardano sempre la cappella alcuni
altri abbozzi a sanguigna per figure maschili e per numerosi particolari di mani
e di braccia.
La datazione di tutti questi disegni, trattandosi di particolari e non di bozzetti generali delle singole pareti o di interi gruppi di figure deve quindi collocarsi
in un momento in cui il ciclo pittorico era già avviato. In particolare quelli dei
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