ma si trova invece la loggia vera, da cui, attraverso le grate, i pellegrini si soffermano ad ammirare stupefatti la scena ed a meditarla. Al di là delle gallerie, o
ambulacri dipinti, lo spazio si dilata in tre direzioni verso vedute paesistiche, o
verso altre architetture colte in ardite prospettive, a differenza di quanto avveniva nella Prima presentazione a Pilato in cui la scenografica fuga prospettica di
fondo costituiva il fulcro di tutto il ciclo pittorico.
Tra queste auliche strutture architettoniche, a cui deve aver contribuito per
l’ideazione il consiglio del fratello statuario, ma anche architetto, si dispiegano i
gruppi figurativi in quasi ininterrotta sequenza e si collocano i vari episodi evangelici collegati all’azione centrale, secondo un piano chiaramente coordinato
con i fabbriceri, o da loro espressamente richiesto.
Descrizione degli affreschi del Tanzio
Subito sul lato destro, purtroppo poco godibile dai riguardanti, si trova, o meglio, irrompe la scena di Barabba che esce dal carcere, già raffigurato dal Morazzone nella cappella precedente dell’Ecce Homo, espressa con un impeto travolgente, una dinamica intensa, un’arditezza impressionante, tanto che il gruppo
sembra veramente balzare fuori dalla parete e slanciarsi nell’aula. Ed è proprio
qui che una delle figure dipinte, colta nell’atto di scendere lo scalino, si tramuta
da pittura in scultura con la parte anteriore del piede sinistro ormai entrata nella
sala e modellata in terracotta.
Al di sopra, nel timpano curvilineo della porta da cui avanza il gruppo di
Barabba, spicca a chiaroscuro una testa alta maschile con i capelli scarmigliati e
lo sguardo severo. È una semplice maschera decorativa, un angelo dolente? L’unico che l’abbia notata e presa in considerazione è stato finora il Cusa, che non
ha esitato a definirla un ritratto, aggiungendo: “il cui tipo sembra degli uomini
di Alagna... È una faccia artistica e poetica esprimente molta penetrazione nella
spaziosa fronte e nello sguardo ricercatore, sicché si può ritenere pel ritratto
stesso del Tanzio...”. Una ipotesi indimostrabile di un autoritratto del pittore
che viene ad aggiungersi a quello, pure indimostrabile, nel personaggio dipinto
sulla loggia del mistero di Gesù condotto per la prima volta a Pilato.
Segue sullo stesso lato, entro l’arcone, il vociante corteo di soldati, sgherri, giudei e curiosi che in massa si sono spostati dalla vicina cappella dell’Ecce
Homo, venendo dietro a Gesù espressi sempre con la stessa potente energia, con
la consueta, inesauribile variazione di forza espressiva ed eloquenza tumultuante di gesti e di mani agilissime.
Dietro, sull’alto è rappresentato l’assedio e l’incendio di Gerusalemme per
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Cappella - 34