cacino pittore, et un altro pittore da Moncalvo di Monferato, qual è giudicato
uomo di valore, et ha depinto di presente in una capella nova di S.to Alessandro
di Milano,...”. Due nomi di altissimo livello, il Procaccini in modo particolare.
Ma proprio forse per la sua grande notorietà nell’ambito lombardo e di conseguenza per i molti impegni e forse per il prezzo elevato, data la sua fama, non si
parlerà più di lui. Con il Moncalvo invece, il celebre Guglielmo Caccia, detto il
Moncalvo, attivo a Crea, Casale, Milano, Torino e in tante città e cittadine del
Piemonte, le trattative vanno avanti. Il suo genere di pittura austera ed intimistica era molto apprezzato dal vescovo Bascapè, che ne doveva aver ammirato
varie opere a Milano e ne aveva commissionata una per Novara, tanto che il 18
giugno 1614 scrive al vicario di Varallo: “Intendo che cotesti Fabriceri hanno
ricercato il pittore Moncalvo per lavorare sopra il Monte. Vii piace la elettione
perché è un valent’huomo, ma bisogna aspettar un poco sin che fornisca certe
opere mie, et poi procurerò che se ne venga”, il 20 dello stesso mese scrive a
Milano al suo confratello barnabita, padre Lorenzo Binago, perché solleciti il
Moncalvo per degli impegni che ha con lui, ed ancora all’inizio dell’anno successivo, pensa di affidargli l’esecuzione degli affreschi nella terza cappella dei
Sacro Monte d’Orta.
Con tale apprezzamento del Vescovo, viene quindi scelto il Moncalvo per dipingere la cappella di Pilato si lava le mani, ed il 14 ottobre i nuovi fabbriceri del
Sacro Monte, Pietro Paolo Revelli (Ravelli) e Giovanni Clarino, con l’intervento ed il consenso di Gerolamo d’Adda e degli altri componenti della Congregazione della Fabbrica, stabiliscono le convenzioni con il pittore, che si impegna
a dare inizio all’opera nella primavera successiva (1615), senza interromperla,
fino al suo compimento, e gli consegnano sei ducatoni d’argento. Il tutto rogato
dal notaio varallese Marco Antonio Ranzio.
Ciò nonostante, gli affreschi non verranno mai eseguiti.
Le ragioni possono essere varie, come degli impegni da onorare da parte del
pittore. Si sa per esempio che attorno al 20 aprile aveva appena finito il ciclo di
dipinti nella chiesa di S. Marco a Novara ed avrebbe quindi dovuto accingersi a
partire per Varallo; invece non vi si reca. Forse doveva ancora eseguire o completare altre opere a Novara per il Bascapè e per la chiesa dei Barnabiti di S. Marco,
o forse l’obbligo di non poter interrompere i lavori per la cappella lo fa desistere.
Molto probabilmente però a Varallo il suo stile non era piaciuto. Come acutamente osserva il Longo: “forse anche per la sua estraneità ad una pittura eloquente, come quella dei Sacri Monti”. Ed anche il Gentile osserva: “Non è facile
intendere come il Moncalvo e Giovanni d’Enrico avrebbero potuto intonarsi e
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Cappella - 34