che domina dall’alto seggio; l’altra, che a prima vista può anche sfuggire ad
un visitatore poco attento, è quella di Gesù, trascinato nella sala da destra.
L’azione è colta nel pieno suo divenire. Il dramma si è appena spostato dal
cortile del Pretorio (cappella dell’Ecce Homo) in cui Gesù e Pilato erano l’uno accanto all’altro sul balcone, per rientrare ora in ambiente interno, nella
sala maggiore del Palazzo. Pilato nella pienezza delle sue energie, ha preceduto Gesù nel breve percorso, si è assiso sul trono e sta già lavandosi le mani.
Gesù, affranto, umiliato, martoriato, viene condotto a fatica ed arriva più
lentamente, con un po’ di ritardo. Non è infatti ancora al centro, è sul lato
destro, appena entrato nell’aula del trono. Le due azioni, più che susseguirsi con incalzante rapidità, avvengono simultaneamente, lasciando sorpresi e
sospesi gli stessi spettatori.
Ma la sottile psicologia dell’acutissimo regista, che fino a questo punto ha
espresso il valore più profondo di tutto il mistero nella contrapposizione tra i
due personaggi, dà ora sfogo alla reazione intensa e violenta degli astanti. Anche
qui, come in vari altri casi, le passioni, i sentimenti più riposti esplodono e la
sensibilità del d’Enrico, attentissimo a tutti i moti del cuore umano, le coglie,
le indaga, le fissa, le evidenzia in valori universali con la forza dei gesti, l’immediatezza delle espressioni vivissime, l’eloquenza degli sguardi, la spontaneità e la
naturalezza istintiva dei movimenti. Il tutto esaltato e potenziato dalla fantasiosa ricchezza e varietà dei costumi, dalle stoffe preziose ed ornate, dai ridondanti
panneggi dei mantelli, dalle armi rilucenti, dalle dorature, dalla policromia quasi
fantasmagorica. Come sempre col d’Enrico non ci si trova di fronte ad una folla
anonima, ma ogni creatura viene evidenziata nelle sue caratteristiche psicologiche, nel suo modo di vestire e di comportarsi; ogni figura si distingue e spicca
nella sua individualità.
Ma questo non è il riflesso della travolgente, irrefrenabile passione dell’artista stesso per la scena che sta realizzando ed in cui, con la sua inesauribile creatività ed anche con la sua manualità espertissima, quasi magica, si immedesima.
Si immerge nel dramma, lo scruta, lo rivive, catturato dall’entusiasmo per il suo
lavoro e dalla soddisfazione per vedere l’opera crescere ed uscire palpitante di
vita dalle sue mani.
Il personaggio in primo piano ed il tavolino
Non ci si deve stupire se nell’ammirare le statue della cappella, degli studiosi
e compilatori di guide del Sacro Monte siano stati im