mosse, contrariamente a quanto pensarono il Bordiga ed il Galloni. È pure stato
osservato che i fabbriceri non avrebbero dato luogo al nuovo contratto per la
cappella della Condanna se il Morazzone non avesse condotto a buon punto gli
affreschi dell’Ecce Homo.
Ritornò il Morazzone a Varallo nella primavera dell’11 “ha buon ora” per
completare il ciclo pittorico e dare inizio a quello nuovo, come stabilito? Si sa
che nel frattempo si era impegnato a Como per affrescare la volta della sacrestia
dei Mansionari in Duomo. L’anno successivo, il 7 dicembre 1612, il pittore riceve £ 2319 e soldi 9 come anticipo per i dipinti della Condanna e “a bon conto
per le pitture fatta e da fare nella cappella dell’Ecce Homo”.
Dunque nel dicembre 1612 gli affreschi di quest’ultima cappella non erano
ancora compiuti, contrariamente a quanto per lo più si era creduto finora. Né si
può sapere con certezza se nella primavera-estate dell’11 il Morazzone avesse in
parte proseguito l’esecuzione degli affreschi, pur non portandoli a compimento,
o se il 7 dicembre 1612 essi fossero ancora così come li aveva lasciati nel novembre del 1610, o se vi avesse lavorato nell’estate del 1612.
Il 26 giugno 1613 ad Arona il Morazzone riceverà £ 1200 per conto dei fabbriceri del Sacro Monte, e verrebbe da pensare che nella primavera di quell’anno
avesse finalmente completato i dipinti dell’Ecce Homo, e quest’ultimo pagamento ne potesse aver costituito il saldo. L’anno successivo, come risulta dal
“Libro et inventario del Sacro Monte cominciato d’ordine del M. Ill. S. Hieronimo D’Adda...”, il Morazzone darà inizio ai dipinti della Sentenza, o Condanna, con tre anni di ritardo. Ciò farebbe ritenere che quelli dell’Ecce Homo
fossero stati terminati.
Al contrario però, ancora nel 1616, il Morazzone doveva porre fine alle cappelle di Varallo. Ciò appare con estrema chiarezza dalla fitta corrispondenza
intercorsa nel 1616 tra il pittore, il Podestà di Novara, Gregorio Ambelli, il Podestà di Varallo, Gerolamo Avogadro ed i fabbriceri del Sacro Monte per una
lunga controversia tra il Morazzone, che pretendeva di essere pagato, ed i fabbriceri, che pretendevano il compimento delle opere. Scrive infatti il 18 novembre
1616 il fabbricere Giuseppe Morondi al pittore che deve “ritornare a perficere
le sue opere massime dove Christo porta la Croce, la Sentenza di Pilato, e l’Ecce Homo, conforme la promessa... sendo V. S. pagata per la pefettione del Ecce
Homo, et dove Cristo porta la croce, che di poi si farà far la stima della cappella
della sentenza...”.
Dunque tutte e tre le cappelle erano da completare secondo i fabbriceri.
Ma non c’è dubbio che i lavori ancora da compiere dovevano o esser piutto399