di dipingere le statue? Il pittore è ormai diventato assai celebre ed è molto richiesto; i fabbriceri evidentemente non vogliono lasciarselo sfuggire ed in un
certo senso lo prenotano in anticipo per un’impresa di grande impegno, data
l’importanza e l’ampiezza della cappella da affrescare. I dipinti poi potevano
essere realizzati più facilmente se le statue non erano ancora tutte sistemate.
Con il contratto del 25 luglio 1609 il Morazzone, che sta dipingendo sul
Monte di Varese la cappella della Flagellazione, terminata già nei mese successivo, si obbliga ad iniziare i lavori a Varallo non più tardi della primavera seguente
con il consueto impegno di attenersi a Gaudenzio quale modello, come specificato nello stesso contratto: “con quella perfettione che sarà possibile imitando
la mano del pittore Gaudentio”, quindi non più tardi dell’aprile-maggio 1610.
Alcuni altri atti permettono poi di seguire, se non passo passo, però con una
certa precisione lo svolgersi dell’impresa, più che in quasi tutte le altre cappelle
del Sacro Monte.
Il 17 novembre 1610 i fabbriceri conferiscono al Morazzone l’incarico di
affrescare una terza cappella, quella della Condanna di Gesù e gli danno un acconto a condizione “che d(ett)o P(ittore) Morazzone debba venire alla prossima primavera à buon ora à dare compimento alla pittura della d(ett)a cappella
dell’Ecce Homo, et di poi immediatamente habbi da dar principio alla d(elt)a
Cappella della sentenza di Pilato”.
Ciò conferma che il Morazzone aveva data inizio agli affreschi dell’Ecce
Homo, non però con la sollecitudine prevista nella primavera del 1610, probabilmente invece con un certo ritardo, dato l’invito molto esplicito a tornare
nella primavera successiva “ha buon ora”, e di terminare i dipinti della cappella
per dare subito di seguito inizio a quelli della Sentenza di Pilato o Condanna.
Questo nuovo contratto (17 novembre 1610) deve essere stato sottoscritto poco prima della partenza del pittore da Varallo per il periodo invernale in
cui era impossibile lavorare a fresco. Infatti l’atto successivo, che segue di pochi
giorni, cioè il 1 dicembre 1610, che già ripetutamente abbiamo avuto occasione di citare, ci fa sapere che il Morazzone non è più a Varallo, o sta partendo,
perché si dà a Melchiorre d’Enrico il permesso di abitare nella casa Valgrana
durante l’assenza del Morazzone, per continuare a dipingere le statue dell’Ecce
Homo.
Dalla lettura dello stesso atto, in cui le statue risultano in parte già sistemate
ed in parte ancora da porre in opera “collocatas et collocandas”, si è ritenuto
recentemente che almeno “gli affreschi della volta e della fascia superiore e parte
degli inferiori fossero già compiuti” e che le impalcature fossero ormai state ri398
Cappella - 33