Forse solo nei tratti cinquecenteschi di architettura (Palladio, Vignola, Serlio, ecc...) se ne potrà trovare uno spunto, un’idea anticipatrice. Ed e quasi ovvio
che in casa d’Enrico (si pensi al primogenito della famiglia, Enrico d’Enrico,
architetto) una qualche copia, un qualche esemplare di questi trattati dovesse trovarsi ed esser spesso consultato. Non si può inoltre dimenticare che solo
un venticinque anni prima, nel 1580, proprio il Palladio aveva dato avvio alla
scenografia teatrale dell’età moderna con il Teatro Olimpico di Vicenza ed il
suo famoso fondale in legno e stucco, terminato nell’84, che si apre su fughe
prospettiche illusoria mente molto allungate, fondale reso ben presto notissimo
attraverso stampe ed incisioni.
Ma è soprattutto in pittura, già dalla metà del secolo XVI che si vanno diffondendo logge e balconate con balaustre di candido marmo, dalle quali si affacciano e si sporgono i più vari personaggi. Sono ideate come sfondi o come quinte e
scenari per soggetti sacri, profani e mitologici. Basti pensare al Veronese, alle sue
trionfali Cene ed ai suoi luminosissimi affreschi di Villa Barbaro a Maser (156668), tra i quali quello notissimo della gentildonna con fantesca, che sembra anticipare puntualmente per impostazione il gruppo di Gesù e Pilato sul balcone qui
a Varallo. E viene da supporre che l’affresco possa essere stato conosciuto dal
d’Enrico attraverso qualche stampa.
Nella stessa famiglia poi dei d’Enrico l’elemento della balaustrata a colonnine era di casa, perché proposto da Enrico d’Enrico, il già più volte nominato
fratello maggiore di Giovanni, in una delle due varianti proposte per la Porta di
Strada, o di Torino, a Vercelli, fin dal 1586, anche se nella realizzazione, come
ritengo, venne poi prescelta l’altra soluzione.
Qualche modesto spunto poteva poi venire a Giovanni dal “Libro dei Misteri”, sempre a portata di mano per gli artefici impegnati sul Sacro Monte, non
tanto dalle balaustrate di coronamento per il Tempio di Salomone o per l’edicola di Gesù tolto di croce, quanto dalla finta balconata, prevista solo dipinta nell’interno del tempietto destinato alla Strage degli innocenti, e da quella
estremamente breve per la loggetta dell’Ecce Homo sulla fronte del Palazzo di
Pilato. Non è da escludere che proprio da questo piccolo spunto si possa essere
sviluppata la grandiosa realizzazione del d’Enrico.
Ma fondale architettonico e balaustrata nella cappella dell’Ecce Homo determinano anche un altro geniale accorgimento, che permette alla scena di raggiungere il suo effetto più pieno.
Chi s’avvia alla cappella vi giunge in salita, percorrendo la Scala Santa, ed
il suo sguardo è istintivamente puntato all’insù, a trapassare con la mente ed
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