del 1608 - inizio del 1609 ed il 10, là venne composta tra il 1615 ed il 16 per la
Prima presentazione ed addirittura più di venticinque anni dopo per la seconda
presentazione, cioè attorno al 1635.
Nell’Ecce Homo ci si trova dunque di fronte ad un primato assoluto. Anzi, in
nessun’altra cappella dei Sacri Monti, non solo di quello di Varallo, ma neppure
di Crea, Oropa, Orta, Varese, ecc., si troverà un’altra simile e così grandiosa
presenza architettonica entro un sacro mistero.
Ad Oropa, nella cappella delle Nozze di Cana, finanziata dalla comunità di
Lessona, anch’essa dovuta al d’Enrico per la parte figurativa, ma di trent’anni
più tarda, si incontrerà un balconcino, sulla parete di fondo, per l’orchestra, ma
sarà appena un pallido, modesto e quasi ingenuo ricordo dell’ampio e solenne
loggiato varallese, svilito ancor più oggi dalla mancanza totale di un contesto, di
un supporto architettonico dipinto sulla stessa parete, al quale avrebbe dovuto
essere collegato il balconcino, come elemento centrale e di più alto prestigio,
mentre invece appare come appeso a mezz’aria su di una parete anonima dalla
tinteggiatura banale, neutra ed uniforme.
Il fondale architettonico
La soluzione ardita e felice adottata nella cappella dell’Ecce Homo con la sua
struttura articolata e dinamica che dalla parete di fondo si protende in avanti,
verso il centro dell’aula, quasi verso il riguardante, ad accostargli maggiormente
la figura del Cristo martoriato, è l’elemento fondamentale di collegamento tra
i due piani su cui si svolge l’azione; è l’impalcatura della scena stessa; è la struttura che dà tono aulico e solenne a tutto il vano; è un fondale di sorprendente
effetto; è architettura ed arte plastica ad un tempo, cosicché le due arti si legano,
si fondono, si completano a vicenda.
Così come è concepito il fondale architettonico, viene a costituire il nucleo,
la zona centrale, la più nobile e qualificata di una facciata d’un solenne palazzo
del tardo manierismo (che qui rappresenta il Pretorio di Pilato) ed accentua la
profondità prospettica - illusionistica del vano, grazie allo sfondo chiaro di un
edificio marmoreo al di là di un vasto e soleggiato cortile.
Ma mi è ben difficile, anzi per ora impossibile, trovare un vero esemplare
che lo preceda nel tempo ed a cui lo scultore-architetto-scenografo abbia potuto
ispirarsi. Esempi posteriori se ne troveranno invece tanti. Ed è anche questo un
grosso primato del d’Enrico.
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Cappella - 33