d’Enrico dovette già andare elaborando con fervore nella sua mente l’azione
scenica che avrebbe dovuto animare l’aula e coinvolgere nel dramma le turbe dei
pellegrini attoniti e devoti.
Lo spazio dell’aula era stato pensato, s tudiato e realizzato di altezza assai superiore rispetto a quella delle altre cappelle, perché la scena sacra potesse raggiungere il massimo effetto, sviluppandosi su un duplice ordine di piani, quindi
con una proiezione in alzato che fino allora non si era mai visto sul Sacro Monte.
Ben più tarda sarà infatti la cappella del Tabor, ed anche quella del Paralitico,
per quanto opera del d’Enrico, sarà di un decennio posteriore rispetto all’Ecce
Homo. Gesù campeggia sofferente e martoriato sull’alto, dall’ampio balcone al
primo piano. Tutto dunque convergerà verso la parte superiore: la folla tumultuante delle statue, lo sguardo dei pellegrini.
Per realizzare nel modo più completo e più scenograficamente efficace la
rappresentazione, il d’Enrico non si scosta dall’iconografia cinquecentesca
dell’Ecce Homo di Gaudenzio in S. Maria delle Grazie a Milano, in cui Gesù
viene mostrato al popolo dall’alto di una balconata. Era un’indicazione data
dal milanese monsignor Bascapè? È certo anche la soluzione più ovvia, più
immediata, di maggior impatto, prevista per altro dall’Alessi nel “Libro dei
Misteri”.
Il d’Enrico, regista, scultore ed architetto, ma forse fino a quel momento più
architetto che scultore e plasticatore, non esita ad inserire una vera e vasta struttura architettonica nel contesto della scena, creando una grandiosa balconata,
sorretta da colonne ioniche, plasticamente emergente dalla parete di fondo
sull’arco di un portone: balconata in legno di noce tinteggiata a tinto marmo,
ammirevole anche per l’eleganza, la preziosità, la ricercatezza accurata degli elementi decorativi.
L’arditezza dell’artista è del tutto nuova e sorprendente. Si dirà che proprio
con Giovanni d’Enrico si sono già incontrate soluzioni analoghe nello stesso
palazzo di Pilato, nei due misteri della Prima e della Seconda presentazione di
Gesù a Pilato. È vero, ma in una si trattava solo di una breve balaustra al piano
terreno, nell’altra di un vistoso portale a colonne e non di una vera intelaiatura
architettonica con colonne e balconata a tre corpi (i due laterali più arretrati,
quello centrale aggettante), che si stende lungo tutta la parete di fondo.
Cronologicamente poi le due cappelle della Prima e della Seconda presentazione a Pilato, pur incontrandosi prima dell’Ecce Homo nel seguire il percorso
canonico delle varie stazioni sul Sacro Monte, vennero però realizzate in momenti successivi. Se qui la scena plastica si può datare con esattezza tra la fine
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