Se il monocromo sulla volta rivela una certa fiacchezza, il pittore dispiega una feconda inventiva nei gruppi movimentati ed accalcati che si snodano lungo le pareti, prediligendo le tonalità fredde, azzurro-argentee, dominanti nelle figure degli annali. Alcuni personaggi, come il soldato che regge l’ asta, nel ricco panneggio del manto, acconciato con cura attorno alla lucente corazza, nel bianco piumazzo che stacca vivace sul fondo, nell’ atteggiamento del capo e nello sguardo, assume ormai un modo di pieno e completo tono melodrammatico in seno alla sacra rappresentazione traendosi dietro, le altre figure di soldati, quasi fossero dei borghigiani parati, per le tradizionali“ Milizie”( si pensi a quella che in passato si svolgeva a Rossa).
Il clima è ormai profondamente mutato rispetto a quello pieno di passioni e di tensioni struggenti dell’ età borromaica in cui avevano operato il Morazzone ed il Tanzio.
Più compite e severe sono le figure dei vecchioni dalle barbe profetiche, avvolti in ampi mantelli, soggetti cari al Gianoli, studiati ed indagati con cura appassionata nel volto, nell’ espressione intensa, nella modellazione esasperata e quasi crudele delle rughe. Già vivente il pittore era diffusa la fama dei suoi quadri con personaggi dai volti intensamente caratterizzati, come ci dice il Torrotti « le cui teste( cioè del Gianoli) sono in gran prezzo nei paesi oltremontani, e per tutto ».
Nell’ affresco la pennellata scorre sciolta, rapida, fluente, modellando stoffe e pieghe, rievocando un lontano ricordo del fare di Gaudenzio in certi tagli decisi, quasi sciabolati, ora lineari, ora falcati in ampie curve, sempre ravvivati da un colpo di luce, come un sottile orlo bianco.
Più sommarie, ma non meno efficaci, sono le figure della piccola scena in cui Cristo sale la scala del Pretorio, a creare un collegamento veramente ininterrotto, quasi cinematografico, con la successiva cappella dell’ Ecce Homo. L’ azione è colta ormai solo più come una massa scura sul fondo chiaro, in ardita contrapposizione di timbri cromatici che vanno dal rosso cupo di Gesù al grigio-azzurro delle ombre degli sgherri.
Ecco dunque che questa cappella, a prima vista poco significativa, umile, quasi nascosta, rivela invece una sua storia densa di vicende, travagliata, carica di complessi problemi, più di tante altre ben più note nel contesto del Sacro Monte varallese. In essa si accostano e si sovrappongono apporti disparati, di vari artisti, grandi e minori in un ampio lasso di tempo, sui quali spicca Gaudenzio col suo Cristo patetico ed ispirato, capolavoro carico di intensa, struggente umanità. •
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