Storia del Sacro Monte di Varallo | Page 379

e quindi la sua opera pittorica non doveva ancora esser molto nota ed apprezzata in valle. Invece nel 1663 risulta ormai abitante a Varallo. Logico pensare che qualche tempo dopo, disponibilità finanziarie permettendo, sia stato richiesto dai fabbriceri del Sacro Monte per affrescare la Salita al Pretorio. Anche l’Autoritratto, forte ed incisivo, ben si adatta ad un uomo sui quarant’anni. Risulta quindi attendibile la datazione da me proposta nel mio vecchio studio sul Gianoli e quelle guide del Sacro Monte edite nel 1986 nel ‘90 e nel ‘91, oltre che in quelle del Manni, che collocano gli affreschi attorno al 1665. Non sembra reggere invece la datazione del 1670 circa, pubblicata nelle due recentissime guide del 1994, essendo i dipinti già citati nel 1671, tenendo presente che proprio nel ‘70 deve esser stato compilato il testo del Fassola. Purtroppo gli affreschi, della Salita al Pretorio, già nell’Ottocento erano ridotti in cattiva condizione, soprattutto per l’umidità, particolarmente nella zona inferiore, tanto che il Bordiga li disse, con un po’ di esagerazione “attualmente scomparsi”, mentre il Cusa notava che erano “già molto deperiti” ad eccezione dei due ritratti al vero sui pilastri dell’arcata”, per cui oggi è impossibile poterli godere pienamente. Come sempre il fondale dipinto fa da coro, da completamento all’azione primaria svolta dal gruppo plastico, dilatando e potenziando l’effetto scenico della sacra rappresentazione. I gruppi figurati del Gianoli si inscrivono con scioltezza tra le linfe architetture, poco prima, o quasi contemporaneamente affrescate dal Grandi, creando una felice unità compositiva. Partendo da destra, dopo il ritratto del Grandi, presso la grata, sullo sfondo si snoda l’ampio raggruppamento di folla, comprendente armati, sgherri ed anziani giudei che assistono alla salita di Gesù al Pretorio, e lo seguono. All’estrema sinistra, dopo un vero pezzo di bravura con l’illusionismo della porta colpita dalla luce, semiaperta per introdurre alla Scala Santa, il ciclo si conclude presso la grata con l’intenso e penetrane Autoritratto del pittore. Il motivo è quello ricorrente pressoché in tutte le cappelle della Passione di Cristo; la folla tumultuante, chiassosa, imprecante, scatenata, travolta dalle più contrastanti passioni, tra i soldati romani. Ed il Gianoli trae spunto dagli esempi altissimi che aveva a portata di mano nello stesso Palazzo di Pilato, o nella prossima Piazza, in quel tempo non ancora chiamata Piazza dei Tribunali, con i cicli impressi del Morazzone e del Tanzio, ma anche, seppure in tono un po’ minore, del Rocca. 379