Storia del Sacro Monte di Varallo | Page 367

Il Galloni però, parlando di questa cappella, la ritiene ricavata “d’un residuo di vecchio atrio”. A ciò era stato indotto sia dalla struttura così inconsueta e irregolare, quasi sbilenca, sia dal fatto che il Fassola assegna gli affreschi della cappella in parte al Gianoli, in parte a Gaudenzio. Egli stesso tuttavia dubita assai che vi fossero dei dipinti di Gaudenzio. La sua affermazione però che si trattasse di un “vecchio atrio”, è stata ripresa acriticamente e ripetuta senza alcuna prova plausibile nelle più recenti guide (quella sui Sacri Monti del 1994), edita per iniziativa dell’Assessorato per i Parchi della Regione Piemonte e la sua riedizione del 95 riguardante solo il Sacro Monte di Varallo, e quella recentissima edita a Bologna nel 1995). Come già ho dimostrato trattando dell’Incoronazione di spine, l’affermazione è del tutto gratuita ed insostenibile perché il fantomatico atrio non è mai esistito; nessuno prima del Galloni ne ha mai parlato, nessun documento dall’epoca del Caimi in avanti Io ha mai citato, nessuna planimetria del Monte, ad iniziare dall’Alessi, lo segna, nessuna veduta lo raffigura. In quella zona per altro, come abbiamo ripetutamente detto, doveva trovarsi, scavata in parte nella roccia del Monte degli Ulivi, la Grotta dell’agonia o del Getsemani secondo il piano iniziale del Caimi (e la si vede nella planimetria dell’Alessi) e non certo un atrio in muratura. Anche le strutture murarie, come si può vedere nell’interno della cappella, non sono anteriori al Palazzo di Pilato; per di più nella xilogra fia del Coriolano del 1606 si nota benissimo che non esisteva né un atrio precedente la cappella, né la cappella stessa, ma, come già abbiamo notato, proprio in quel punto una finestra ad arco aperta nella parete del Palazzo di Pilato. Si può invece a ragione pensare che l’improvvisata cappella sia sorta in breve, senza un rigoroso progetto, ma certo sotto la guida ed i suggerimenti di Giovanni d’Enrico, dopo la sua prima permanenza ad Oropa, ove aveva lavorato per quel Sacro Monte tra il 1621 ed il 25. Eretta nel 1627-28 la struttura muraria, la cappella rimase ancora vuota per alcuni anni. Il vescovo Volpi infatti nella sua visita del 22 agosto 1628 non aveva preso alcuna decisione per farvi rappresentare la scena sacra in scultura. Solo più di quarant’anni dopo, nel 1671, il Fassola ce ne darà la prima descrizione con queste parole: “Sono sei statue di legno parte di Gaudenzio... l’altre statue di Giovanni d’Enrico”. Quelle antiche di Gaudenzio ovviamente non potevano esser state eseguite per questa cappella che, come si è visto, alla sua epoca non esisteva, né era ancora prevista. Dovevano dunque provenire da qualche altra preesistente cappella, o 367