all’epoca del Caimi aveva costituito la Valle di Giosafat e che scendeva verso il
Sepolcro della Madonna, avvallamento allora da pochi anni convogliato nella
strettoia determinata dal grande arco, leggermente diagonale, sottostante alla
splendida loggia di collegamento tra il Palazzo di Pilato e Casa Valgrana.
Ne scaturì in tal modo una struttura del tutto irregolare, la più assimetrica tra
tutte quelle delle cappelle del Sacro Monte, priva di qualsiasi intento di prestigio
architettonico ed estetico, in funzione esclusiva della scena sacra da racchiudere.
Ne risultò così quasi un’appendice al Palazzo di Pilato, un volume anomalo, dalla planimetria accostabile a quella di un triangolo scaleno, con i due angoli alla
base troncati, avente il lato di base rivolto verso Nord e comprendente il boccascena, cioè l’apertura rivolta verso i fedeli, ossia verso il pianerottolo di accesso
alla Scala Santa, e proseguito sulla destra dalla parete divisoria con la confinante
Coronazione di spine, come ben si vede nella planimetria del Palazzo di Pilato
disegnata dall’Architetta Silvia Pizzetta e pubblicata nel Bollettino dell’ottobre
1992.
Il lato più breve del triangolo, rivolto a Sud-Ovest, è costituito dalla parete destra dell’arcone di passaggio dalla Piazza Maggiore alla zona più bassa che
scende verso il Sepolcro della Madonna, Il terzo lato, quello di Sud-Est, segue
l’andamento di quello che era il trincerone del lato destro della Valle di Giosafat, congiungendo la parete esterna della Scala Santa con l’arcone di passaggio
tra la Piazza e la zona più bassa verso Occidente.
Il vano così formato suscita un senso di mistero, privo come è di fonti di luce
diretta e per la sua indeterminatezza spaziale verso destra, prolungandosi oltre il
campo visivo dei riguardanti, mentre sulla sinistra sembra quasi confluire e fondersi nello spazio reale della Scala Santa. Ne risulta come un andito di passaggio,
una lunga e buia galleria, un sotterraneo, molto efficace per la rappresentazione
di un gruppo di figure non in una posizione statica, come nella maggior parte
delle cappelle, ma di passaggio, in movimento da destra a sinistra, dalla Coronazione di spine all’Ecce Homo (solo in altri due casi nelle cappelle varallesi la scena
è colta in transito come qui: la Fuga in Egitto e l’Ingresso in Gerusalemme; altre
tre raffigurazioni: dei Magi, della Resurrezione del figlio della vedova, della Salita
al Calvario, colgono un momento di pausa, di sosta nell’avanzare dei cortei).
Quando siano sorte le strutture della Salita al Pretorio non è documentabile
in modo assoluto, ma è quanto mai logico pensare che risalgano al 1627-28 circa, nello stesso periodo in cui veniva rifatta in pietra la Scala Santa. Il 22 agosto
1628, come già si è detto, quando il vescovo monsignor Volpi visita il Sacro
Monte, era ormai terminata, ma ancor priva di statue.
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Cappella - 32