mine dal pittore varallese Giovanni Battista Testa. Infatti in esso, per quanto
oggi assai poco leggibile, non si riconosce la mano di Giovanni Giacomo Testa,
né pare di poter scorgere quella di Melchiorre d’Enrico, citato come possibile
esecutore dell’opera nell’atto notarile del 6 luglio 1614 nel caso che essa non
venisse compiuta dal Testa.
Del resto il D’Enrico in un documento del 5 dicembre 1640 ricorda di aver
affrescato tre cappelle sul Sacro Monte di Varallo (ossia quella di Gesù nell’orto,
dei Discepoli dormienti e della Cattura), escludendo quindi indirettamente lui
stesso d’aver lavorato in quella della Coronazione di spine.
Nel 1615 dunque, con ogni probabilità, la cappella dovet