Altri documenti sugli affreschi della cappella, dopo quello del 1614 non ne
sono più comparsi.
Nel 1964 il Rosei nel catalogo della memorabile mostra novarese sul Cerano,
riconosce ad Ortensio Crespi “le scenette della parete di fondo” nella Coronazione di Spine.
Ma nel 1976 nel corso di lavori di restauro, dietro a quella parete si scoprì la
presenza di un’intercapedine e dei dipinti sul retrostante muro, come mi riferiva premurosamente allora l’amico Alberto Bossi, attento ed appassionato
studioso del Sacro Monte.
Se ne deve dedurre che gli affreschi nascosti dietro l’intercapedine, cioè sull’originaria parete di fondo della cappella, devono essere quelli commissionati il
6 luglio 1608 ad Anselmo del fu Francesco de Otina, o Alesina, o Tognotto di
Rassa. Tali dipinti dovettero ben presto venir occultati, o perché poco soddisfacenti secondo i fabbriceri, o perché la parete, rivolta verso ponente, risultò
compromessa dall’umidità, come avveniva quasi contemporaneamente per la
Flagellazione. Si dovette quindi rimediare con l’erigere un nuovo muro interno.
Ed infatti la planimetria della cappella risulta oggi rettangolare, più larga che
lunga, e lo spessore della parete di fondo si presenta assai maggiore che nella
vicina cappella della Flagellazione, come si può constatare osservando la planimetria del piano terreno del Palazzo di Pilato, rilevata dall’architetta Pizzetta e
pubblicala sul Bollettino dell’ottobre 1992.
Ma Anselmo de Otina, o Alesina, non venne più chiamato ad affrescare la
nuova parete, e forse proprio in quel periodo si allontanò dalla sua valle per andare ad operare nel Biellese.
Conchiudendo dunque, assai probabilmente il “giallo” del ciclo pittorico della
Coronazione di spine deve riassumersi in questo modo, contrariamente a quanto
riportato nelle guide di questi ultimi decenni, compresa quella da me compilata
a quella recentissima pubblicata sotto gli auspici dell’Assessorato ai Parchi della
Regione Piemonte:
1) nel 1608-9 Anselmo del fu Francesco di Rassa, cioè il pittore Anselmo Alesina o Allesina, esegue gli affreschi della parete di fondo, poco dopo nascosti da
un nuovo muro;
2)nel 1612-13 Ortensio Crespi da Cerano, fratello minore del celebre Giovanni Battista, affresca le nuova parete di fondo e forse anche quella di destra, di
cui nel 1964 nulla disse il Rosei, perché in cattivo stato di conservazione, ma che
forse si può restituire allo stesso Ortensio Crespi dopo i restauri del ‘76;
3) Nel 1614-15 l’altro affresco sulla parete di sinistra deve esser portato a ter359