deste, non certo maggiori di quelle della prima redazione del mistero nel
vecchio Palazzo di Pilato, di forma quadrilatera, un po’ più largo che profondo, ricoperto da una bassa volta a crociera e totalmente privo di una fonte di
luce diretta.
La datazione delle statue
Pochi mesi dopo il documento del 6 luglio 1608, il 27 settembre dello stesso anno, nell’inventario fatto redigere da Gerolamo d’Adda, si incontra questa nota: “Conventioni tra Francesco Testa fabricere, et Anselmo figliolo del q.
Francesco Tognotto di Rassa pittore, per ducatoni dieci datoli per la capella della coronatione, con sigurtà di Madalena d’Anselmi d’Alberganto rog. da Marco
Antonio Rantio li 27 settembre 1608”. Il Galloni osserva che però tra gli atti del
notaio non si trova tale convenzione ed aggiunge che “fra questa e quella del 6
luglio sembra sussistere certa qual dipendenza. Con quella si commise la dipintura da compiersi entro un anno mentre la Cappella non era ancora in assetto.
In questa si afferma che vennero sborsati al pittore ducatoni dieci “con sigurtà”,
ossia che si anticiparono, giusta la pratica, per le prime spese con garanzia di
fideiussore.
In ambi gli atti il pittore è di Rassa «Anselmo del fu Francesco». Non differisce che il cognome”. Il Galloni ritiene che col primo atto si fosse stipulato l’accordo e col secondo “essendo nel frattempo messa in steso la Cappella, s’avesse
provveduto all’esecuzione”.
Certo stupisce la perfetta corrispondenza dei dati riguardanti i due pittori contraenti, eccetto il cognome, trattandosi di persone appartenenti ad una
piccola comunità di forse neppure duecento abitanti, quale doveva essere Rassa
all’inizio del Seicento”. Si tratta dunque di due pittori o di uno solo? E se fossero due, perché a poco più di due mesi di distanza l’uno sarebbe stato sostituito
dall’altro quasi omonimo? Non si dimentichi poi che in quell’epoca non tutti i
cognomi erano ben definiti ed ufficiali, per cui si può ritenere con molta probabilità che si debba trattare di un’unica persona.
Ma vi è un altro punto poco chiaro. Perché nell’atto del 6 luglio 1608 si dà
l’incarico di dipingere solo la parete di fondo e non tutta la cappella, procedi
mento inconsueto per il Sacro Monte? Per mancanza di denaro sembra strano.
Forse non si conoscevano ancor bene le capacità del pittore e si voleva mettere
alla prova prima di affidargli l’intero compito? Potrebbe essere più probabile.
Ma in quel momento erano già state modellate le nuove statue ed erano già state
sistemate nella cappella?
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Cappella - 31