unione, il passaggio insensibile tra la parte scultorea e quella dipinta, come era
invece avvenuto nel modo più avvincente e di esito veramente superbo nelle
tre cappelle realizzate in perfetta sintonia tra Giovanni d’Enrico e suo fratello,
il Tanzio da Varallo, cioè quelle della Prima presentazione a Pilato, di Pilato
si lava le mani e di Erode, o anche solo la felice continuità tra gruppi scultorei
del d’Enrico ed affreschi delle due cappelle dipinte dal Morazzone (Ecce Homo
e Condanna) e di quelle affrescate dal Rocca (Paralitico e Gesù al tribunale di
Caifa) in cui per lo più i cicli pittorici seguivano immediatamente l’esecuzione
e la collocazione delle statue (salvo per la cappella di Caifa), per cui scultore e
pittore appartenevano ad uno stesso momento culturale, potevano facilmente
rivelare gusti affini, potevano confrontare le loro idee, i loro progetti, la loro regia. Qui invece il lasso di tempo che separa le due parti dell’esecuzione è ampio
come mai, come in nessun’altra cappella del Sacro Monte (salvo ovviamente in
quelle ridipinte nell’Ottocento e nei primi decenni del nostro secolo). •
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