Forse in nessun’altra cappella è più vivo e, penso anche, voluto il contrasto tra la
calma serena dell’esterno, ossia dell’involucro architettonico, e l’appassionata,
tumultuante, concitata drammaticità della scena, accresciuta e completata con
coerente efficacia dal ciclo pittorico affrescato dal Rocca nel 1642.
Terminata infatti, come si è visto, la parte scultorea prima del 1628, il mistero di Gesù condotto dinnanzi a Caifa rimase quindi privo dei dipinti per quattordici o quindici anni almeno. A parte la cronica mancanza di fondi per completare le opere, scomparso nel ‘33 il Tanzio che aveva collaborato in mirabile,
insuperabile sintonia con Giovanni d’Enrico, suo fratello, nelle cappelle di Gesù
davanti a Pilato, Gesù davanti ad Erode, Pilato si lava le mani — impegnato
in tanti lavori secondari al Sacro Monte, a Borgosesia, forse al Sacro Monte di
Orta ed in altre zone della diocesi novarese Melchiorre d’Enrico — occupato
il Giardini nelle due cappelle di Gesù inchiodato alla croce e di Gesù deposto
dalla croce, la scelta dell’artista risultava ben limitata per affrescare il mistero
del Tribunale di Caifa. L’incarico viene così assegnato a Cristoforo Martinolo,
o Martinolio, di Roccapietra, ben noto ed affermato sul Sacro Monte dove già
fin dal 1620 aveva dipinto la cappella della Flagellazione e tra il 21 ed il 24 quella
del Paralitico, ma attivo anche sul Sacro Monte d’Orta, ove nel 1640 affresca
l’ottava cappella della Visione del carro di fuoco.
La decorazione della cappella di Caifa terminata nel 42 e certo iniziata uno
o due anni prima, sarà il suo capolavoro, la sua impresa più impegnativa per la
grandiosità dell’effetto, il violento contrasto delle luci abbaglianti e dei colori
vivissimi, anche se piuttosto elementare nella resa delle singole scene, riprendendo in chiave più corsiva e popolaresca, secondo le proprie capacità, gli ammaestramenti morazzoniani, come certi effetti fantomatici per la violenza accecante
dei bianchi.
Ma questa cappella sarà anche la sua ultima impresa, il suo canto del cigno sul
Sacro Monte.
Lo stesso anno infatti firmerà e daterà gli affreschi della chiesa di Doccio, oggi
quasi completamente scomparsi, che vien da pensare siano stati eseguiti appena
compiuta la cappella del Sacro Monte. Quasi certamente il Rocca scomparirà
l’anno dopo, poiché il 29 aprile 1644 gli affreschi del Palazzo di Caifa con altri
lavori eseguiti nell’Inchiodatione alla croce vengono pagati ai suoi eredi.
Come sottolineano molte guide ottocentesche della Nuova Gerusalemme
per il Tribunale di Caifa «Qui gareggiano in eccellenza le pitture colle statue.
L’architettura sembra di rilievo», intendendo ovviamente la scenografia architettonica che fa da sostegno e cornice ai dipinti figurativi.
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