Boggio con cui «rappresenta d’aver li Benefattori della Bussola in Torino residenti determinato ... di far costruire la statua di Anna Pontefice mancante nella
loro Capella d’Anna ed altra statua di S. Carlo in luogo e vece della di lui effige
in pittura nella Cappella di N. S. all’horto, e per un tal fine ritrovasi già al detto
Sacro Monte il sig. B ernero Reg. statutario». A tale petizione è posto in calce
un rescritto vescovile del 7 agosto successivo riguardo all’approvazione ed al
collocamento delle stesse due statue.
Nel 1776 trovava così il suo perfetto compimento la cappella del Tribunale
di Anna, l’ultima eretta sul Sacro Monte, l’unica totalmente appartenente al
secolo XVIII. E ben lo rivelano i caratteri stilistici, soprattutto della scena sacra,
sostanzialmente diversa come impostazione rispetto a tutte le precedenti. La
regola generale, dovuta certo al Betti, coadiuvato dal Buzzi, denota una scoperta sensibilità melodrammatica, un’orchestrazione teatrale d’effetto nel serrato
ed equilibrato rapporto alterno tra i gruppi figurati addensati sulla destra e lo
sfondo pittorico con l’imponente edificio della casa di Anna, dominante sulla
sinistra. La scena, disposta diagonalmente per accrescere il senso spaziale, è colta
nel suo divenire, con la massa delle figure avanzanti verso il centro in ordine
sparso, con un andamento quasi cadenzato, con movenze ritmate ed un’accentuata gestualità da recitativo teatrale. Ad esse si contrappone il vuoto della zona
di sinistra ad evidenziare, oltre alla vastità dello spazio, la troneggiante figura del
protagonista, il Pontefice Anna (opera del Bernero), sulla soglia della sua casa,
pieno di enfasi nel suo clamoroso gesto oratorio.
A lui si oppone nella prima fila della folla la figura di Gesù, raccolta, silenziosa, quasi spiritualmente assente, proprio al centro dello spazio reale dell’aula ellittica e di conseguenza perno e centro di tutta la composizione, colto in mezzo
agli sgherri mentre riceve lo schiaffo. A destra un gruppo di figure con S. Pietro
e vari personaggi che si scaldano attorno ad un bracere, pur richiamandosi direttamente ai fatti evangelici, costituisce un episodietto marginale che a prima vista
sembra solo destare curiosità.
Ma le varie statue del Tantardini, modellate con rapidità e con foga barocchesca, tendono ad un effetto superficiale, esteriore, ben lontano dal tormento
profondamente umano di quelle seicentesche di Giovanni D’Enrico. Rese più
nervose dalle membra sottili e smagrite, dai panneggi increspati, dalle capigliature mosse ed arruffate, rasentano spesso, soprattutto nei volti degli sgherri, un
tono quasi caricaturale.
Si differenzia la testa di S. Giovanni, che si dice tradizionalmente essere simile a quella della Vergine Assunta nel gruppo plastico al centro della cupola
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