Né ciò appare improbabile se si tiene presente che pochissimo prima, nel 1539 il
Lanino aveva eseguito la pala dell’altar maggiore per la Collegiata di Borgosesia
(ora nella seconda cappella di sinistra) e che pochi anni dopo sarebbe tornato
sul sacro Monte a dipingere l’affresco della Pentecoste (ora nella Pinacoteca di
Varallo) nell’aula retrostante al primitivo Cenacolo e la cappella di Gesù davanti
a Pilato nella prima redazione del Palazzo di Pilato, abbattuto nel tardo Ottocento, che sorgeva presso la porticina secondaria di accesso al Sacro Monte. Per
di più nel 1543 firma e data la pala dell’Assunta per S. Sebastiano di Biella in
cui raffigura sullo sfondo la parte centrale del Sacro Monte, quasi a documentare che poco prima vi era stato a prestarvi la sua opera. E viene da chiedere se
il nome del Lanino non sia stato suggerito ai fabbriceri del Sacro Monte dallo
stesso Gaudenzio, ormai anziano ed attivo da anni nella capitale lombarda.
Perché poi nel Seicento, stando al Fassola e ad altri dopo di lui, solo il lato
sinistro della cappella risultava dipinto dal Lanino?
È logico supporre c he originariamente, come parrebbe dalle guide del Cinquecento, tutto il vano fosse stato affrescato; ma sostituendo alla Cattura l’Ultima
cena, ovviamente uno sfondo con un paesaggio notturno e sgherri, come penso
fosse quello laniniano, non si adattava più alle diverse esigenze della nuova scena, e così sarà stato nascosto da una modesta decorazione raffigurante la parete
della sala del Cenacolo, salvando solo una breve parte, che con ogni verosimilianza doveva essere la più pregevole per esecuzione, o quella che meno poteva
contrastare con la Cena.
Erano trascorsi appena poco più di venticinque anni dall’erezione della cappella della Cattura sulla Piazza Maggiore quando l’Alessi nel suo programma
di ristrutturazione generale del Sacro Monte, esposto nel “Libro dei Misteri”
(1568 circa) progetta di collocare al posto della Cattura la Resurrezione di Lazzaro, come indica nelle scritte che abbiamo già riportato, che compaiono sia nella planimetria generale che in quella riguardante solo l’area centrale del Sacro
Monte; cosa che però dimentica di dire nella parte introduttiva del libro. Non
trascura invece nella premessa di avanzare la proposta di spostare la Cattura in
un’altra parte del Monte, scrivendo: «Volgendosi poi alquanto verso levante,
mi piacerla che si facesse un tempio dove si mostrasse Giuda effettuare il suo
tradimento».
E nella planimetria generale del “Libro dei Misteri” presenta la cappella su
schema rettangolare, contraddistinta dalla didascalia “La presa”, nella zona del
Monte posta all’incirca a metà tra la Cattura di allora (attuale Ultima cena)
sulla Piazza Maggiore ed il complesso di Betlemme, subito a nord dell’attuale
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