accostare queste figure alle statue lignee superstiti della primitiva Flagellazione,
eretta pochi anni dopo nel vecchio Palazzo di Pilato. Anzi, la figura in secondo
piano a destra presenta anche le brache lavorate a tagli verticali paralleli, ossia
«divise», come usavano proprio in quell’epoca anche i Lanzichenecchi, del tutto simili all’abbigliamento di Malco abbattuto a terra nella Cattura, che recentemente, ma a torto, si è voluto attribuire niente meno che a Gaudenzio.
Un altro sgherro con enorme elmo, sempre nella Cattura, e pur esso attribuito da poco a Gaudenzio, presenta un gonnellino a pieghe impetuosamente
svolazzanti e disordinate come i panneggi del manigoldo flagellante alla sinistra
di Gesù nella cappella della Flagellazione, tanto da far supporre che i due gruppi
di sculture possano esser dovuti alla stessa mano.
L’effetto complessivo della scena doveva risultare abbastanza valido, stando
alle due strofe che le dedica la guida del 1566, seguita poi con poche varianti da
tutte quelle del tardo Cinquecento. Essa infatti, descritto l’episodio del bacio di
Giuda, prosegue:
«Et come fu dalla perversa setta
Com’huom malvaggio stretto incatenato,
E conta il servo Malco la vendetta
Di Pietro col coltello infuriato,
E il scandalo, e la fuga già predetta,
Di quei che Christo havean seguitato,
Appar nel tempio, di ricca scultura
Ornato, e di finissima pittura».
Come si vede nei due ultimi versi si sottolinea la “ricca scultura”, ossia una
scultura di effetto esteriore, dotata di elementi spettacolari, come dorature,
elmi ed armi appariscenti e sontuosamente ornate.
Ma la guida conchiude accennando alla “finissima pittura”.
Ora il Fassola nel 1671 ricorda che nella cappella dell’Ultima cena sulla parete sinistra vi erano affreschi del “Lanini allievo di Gaudenzo”. Per cui molti studiosi equivocando pensarono che gli antichi affreschi già esistenti nell’originaria cappella della Cena (ora ex cappella degli Esercizi) potessero esser opera del
celebre maestro vercellese allievo del nostro Gaudenzio. Ma il Fassola si riferiva
chiaramente all’Ultima cena della sua epoca, che nel 1614 era stata trasferita nella cappella della Cattura sulla Piazza Maggiore, per cui, se si dà fede al Fassola,
bisogna ritenere che a dipingere il vano della Cattura appena eretta, poco dopo
il 1540 per munificenza del marchese del Vasto, sia stato Bernardino Lanino.
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Cappella - 23