planimetria e nessuna veduta cinquecentesca del Monte ha mai raffigurato in
quella breve zona un altro edificio, oltre ai tre sopra citati, per cui non vi è alcun
elemento da cui si possa trarre spunto per individuare in questa area il luogo
della cattura. Anzi, abbiamo solo la prova che non poteva trovarsi lì.
Ma la guida dice che bisogna scendere “alquanto” dalla grotta dell’Agonia. Ed
allora verso dove si dovrà scendere “alquanto”, tenendo anche conto del fatto
che la guida parla di “luoco compartito”, ossia suddiviso?
L’unica soluzione possibile mi pare, sia di scendere dalla Grotta dell’agonia
non verso il Sepolcro della Madonna, ossia verso occidente, ma verso destra, visto
che in avanti e leggermente verso sinistra vi erano già i due Sepolcri di Gioacchino ed Anna e quello appunto tuttora superstite della Madonna. Aggirato a
questo punto presso il dirupo il sovrastante monticello (abbattuto poi in parte
ed in parte inglobato all’inizio del Seicento nell’angolo occidentale del Palazzo
di Pilato) su cui sorgeva la cappella circolare del Viri Galilei, bisognerà dirigersi
proseguendo “alquanto” in leggera discesa verso un’altra parte del Monte, seguendo approssimativamente l’attuale strada che dal piazzale dell’ex teleferica
porta alla cappella del Signore bianco, ossia verso nord lungo una stradetta che
certo già esisteva e che sarà ricordata in una lettera del vescovo Bascapè del 2
febbraio 1606.
Ma vi era in questa direzione, l’unica possibile, come si è visto, una cappella
“compartita” identificabile con quella della Cattura che stiamo cercando?
Si ha l’impressione che né nelle più antiche vedute del Monte, né nelle planimetrie cinquecentesche non se ne possa trovare una corrispondente. Nel “Libro
dei Misteri” (1567-68) compare invece già la seconda redazione della Cattura
sull’attuale Piazza Maggiore, quindi è impossibile che ci dia delle indicazioni
sulla prima.
Eppure non è ammissibile che una cappella come questa, che la guida del
1514 dice ancora “luoco non finito”, quindi solamente in via di esecuzione, sia
poi già scomparsa, cioè stata abbattuta, completamente eliminata, verso la metà
del secolo, considerando la scarsità di edifici per collocare nuovi misteri, anzi
la necessità sempre impellente di costruire nuove cappelle piuttosto che di distruggere quelle già esistenti e l’abitudine invalsa, per evidenti ragioni economiche, di sostituire una nuova raffigurazione nel vano lasciato libero da un’altra.
Né si può supporre che tanto l’autore della veduta di Brera (la più antica che ci
presenti il Sacro Monte), eseguita poco dopo il 40, quanto l’Alessi nella planimetria generale del “Libro dei Misteri”, risalente al 1567-68 quanto il disegnatore di quella della raccolta Ferrari dell’Ambrosiana di Milano del 1576-80, cioè
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