Essa crea una suggestiva, irrepetibile atmosfera, richiama però anche le decorazioni di sale “en plein air” o “paesaggistiche”, tipiche di palazzi e ville della
Lombardia orientale, soprattutto del Bergamasco e del Bresciano, ma presenti
anche nella zona di Cremona e Mantova, di cui fu il più significativo autore nel
Settecento il milanese Giuseppe Merati. Ed è un vero peccato che questo aspetto così singolare della vastissima produzione dell’Orgiazzi non sia stato messo
in evidenza, anzi che si sia recentemente creduto che la decorazione pittorica
della cappella fosse stata rifatta nel 1865 dal torinese Paolo Emilio Morgari,
che in quell’anno eseguì gli affreschi della ricostruzione, contigua cappella dei
Tre discepoli dormienti. Nulla infatti documenta che il Morgari abbia ridipinto,
dopo neppure novant’anni (1779-1865) gli affreschi e nessuna guida lo riferisce. Del resto un pur sommario confronto con i dipinti della cappella successiva rivelano immediatamente la profonda differenza di stile e di sensibilità,
evidenziando la freschezza e la vivace inventiva, ricca di grazia settecentesca
di quelli dell’Orgiazzi, col suo affascinante paesaggio d’invenzione, come del
resto appare in tanti sfondi, anche se di dimensioni assai inferiori, di molti altri
suoi dipinti in contrapposizione al corretto, ma più freddo verismo del ciclo del
Morgari. Per altro l’affresco dell’Orgiazzi ben si scorge, così come è ancor oggi,
lievemente tratteggiato sullo sfondo della litografia che raffigura la cappella nel
volume del Cusa, edito anni prima che il Morgan fosse chiamato a lavorare sul
Sacro Monte. •
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Cappella - 21