Storia del Sacro Monte di Varallo | Seite 232

dell’Orazione nell’orto, ricavata nel piccolo edificio del Pater, pur esso risalente al Sacro Monte delle origini. Veniva intanto costruito il nuovo portico, quello attuale, sulla Piazza Maggiore, allineandovi la Bottega dell’Assistente (corrispondente alla prima parte dell’odierno negozio di ricordi ed oggetti sacri), la rinnovata ed ampliata cappella dell’Ultima cena e l’Agonia nell’orto, ideata a piante quasi semicircolare essendo stata progettata con la parte di fondo a struttura curvilinea, come un’abside, in modo da ottenere un più coerente ed efficace effetto scenografico e spaziale per lo svilupparsi dello sfondo pittorico. Ovviamente venivano riutilizzate per raffigurare il mistero, le due notevolissime statue di Gesù agonizzante e dell’Angelo sulle nubi reggente il calice, modellate attorno al 1606-7 da Giovanni D’Enrico, ricomponendo così la scena secondo la sua originaria impostazione. Per la parte pittorica veniva dato l’incarico, come per l’Ultima cena, al varallese Antonio Orgiazzi il Vecchio, che terminava felicemente l’opera già nel 1779, ridipingendo, penso, anche le statue, in particolare la festosa veste dell’Angelo a fondo bianco ornata di vivaci gruppi di fiori di tipico gusto settecentesco. Ma abbattendo la precedente cappella, che conservava sul lato sinistro l’immagine affrescata di S. Carlo in preghiera, non si era però voluto eliminare il ricordo della sua devozione varallese per il Cristo nell’orto. E così nel progettare il nuovo ambiente si provvide a ricavare sulla sinistra, in primissimo piano, presso il portico, un piccolo vano, quasi un coretto, per contenere non più solo un dipinto, ma una statua di S. Carlo genuflesso ed orante. Essa è indubbiamente la più celebre e la più nota ai pellegrini ed ai visitatori tra tutte le numerose immagini del Santo esistenti al Sacro Monte. Ciò è dovuto al fatto di trovarsi sulla Piazza Maggiore, sotto il portico, nel punto più frequentato, nello spazio intermedio tra due cappelle, tanto da destare una vera sorpresa ed una singolare impressione scoprendo all’improvviso, dove meno lo si potrebbe aspettare, quasi a diretto contatto, il Santo Arcivescovo orante, come un devoto tra i devoti. La statua in terracotta venne attribuita dal Bordiga nel secolo scorso ad Antonio Tandarini (invece di Tantardini) di Valsassina, e la sua affermazione venne poi ripetuta per tutto l’Ottocento e oltre. Essa è invece, come dimostrò il Galloni, di Giovanni Battista Bernero, uno dei più prestigiosi scultori del Settecento piemontese, che la modellò nel 1776, cioè proprio nell’anno della ricostruzione delle due cappelle della Cena e dell’Agonia nell’orto, quando da due anni era stato nominato regio statuario. Nello stesso momento il Bernero eseguì sul Sacro Monte anche la statua di Anna per l’omonima cappella; ma 232 Cappella - 21