gonia nell’orto, Melchiorre dipinse la cappella della Cattura, situata proprio di
seguito a quella dei Discepoli dormienti. Anche questo fatto, oltre ad un’evidente continuità cronologica, sembra confermare ancora di più la ricerca di una
continuità stilistica per gli affreschi di tre cappelle poste una accanto all’altra.
Per di più in una lettera di molti anni dopo, il 1633, inviata da Melchiorre
D’Enrico al vicario generale della diocesi di Novara per chiedergli il permesso
di finire gli affreschi della cappella di S. Francesco nella collegiata di Borgosesia,
lasciati interrotti dal Tanzio, morto da poco, e per chiedere il permesso di poter
svolgere la sua attività in tutta la diocesi, Melchiorre gli ricorda tra l’altro di
aver dipinto “tre cappelle dei Misterii” sul Sacro Monte. Ora due cappelle documentate e datate sono quelle dei Tre dicepoli dormienti del 1608 (rinnovata poi
nel secolo scorso) e quella della Cattura, affrescata nel 1619. E poiché abbiamo
dimostrato a suo tempo che quella della Tentazione, che gli era sempre stata
assegnata, fu invece dipinta da Domenico Alfano di Perugia, ne consegue che la
terza non può essere che quella dell’Orazione nell’orto.
Dunque verso il 1619-20 la piccola cappella risultava terminata con le due
statue di Giovanni D’Enrico e gli affreschi di suo fratello Melchiorre.
Di lei possiamo farci un’idea, anche se non esattissima,.attraverso molte vedute del Sacro Monte dei secoli XVII e XVIII. La si scorge in modo non molto
preciso dalla parte anteriore nelle due xilografie di Gioacchino Teodorico Coriolano del 1606 e del 1621, comprendenti oltre il Sacro Monte, il sottostante
borgo di Varallo. Dalla parte tergale la si nota in quasi tutte le vedute generali
successive, come quella dedicata al cardinal Federico Borromeo, e quindi anteriore al 1631 anno della sua morte, conservata nella Raccolta Bertarelli di Milano, ed incisa da Hendrick Van Schoel, in quella del 1671 pubblicata nell’opera
del Fassola, e soprattutto in quella dello Sceti (pure 1671) e nelle sue ristampe,
in cui la cappella si scorge con esattezza, dalla parte tergale, in posizione soprelevata rispetto all’edificio della Cena.
Più fantasiosa risulta la raffigurazione nella molto nota incisione del Manauft
(1688), mentre non corrisponde alla didascalia quella della veduta ristampata a
Varallo da Carlo Giovanni Martinetti attorno al 1730, e pure imprecisa risulta
quella della xilografia ristampata verso il 1736-39 nella guida edita a Varallo da
Cerio Francesco Guardone.
Di particolare importanza invece la Pianta Generale del Sacro Monte disegnata nel 1772 dall’architetto torinese Giovanni Matteo Massone in cui l’Orazione nell’orto compare come un piccolo rettangolo non del tutto regolare,
subito a nord dell’Ultima cena, e vi si accedeva attraverso una stretta gradinata
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Cappella - 21