Ma del progetto alessiano, come di tanti altri tracciati nel «Libro dei Misteri»,
non se ne fece nulla. La cosa è quanto mai comprensibile; c’era in cantiere proprio allora tutto il complesso dei misteri riguardanti la vita pubblica di Gesù, e
l’interesse primario era totalmente rivolto alla loro realizzazione. E così S. Carlo
nelle sue ripetute visite al Sacro Monte si fermò a pregare nell’originaria e suggestiva Grotta dell’agonia, davanti alle statue lignee gaudenziane, contrariamente
a quanto credette nel Seicento il Fassola, a cui non era neppur più giunto il ricordo della primitiva grotta, e più recentemente il Galloni, che facendo violenza
alla verità, cercò di dimostrare che la nuova collocazione fosse anteriore all’ultima visita di S. Carlo del 1584.
Il Borromeo, a parte uno o più pellegrinaggi in età giovanile, non documentati, ma molto probabili, ritornò al Sacro Monte, come cardinale arcivescovo di
Milano, almeno quattro altre volte stando agli studi più aggiornati: il 15 febbraio 1568; nella prima metà di luglio del 1571; il 21-22 ottobre 1578 ed in fine dal
12 al 29 ottobre 1584, pochi giorni prima di scendere a Milano per morirvi.
Che il Santo, oltre a pregare lungamente presso il Santo Sepolcro, amasse anche sostare presso la cappella del Cristo nell’orto è attestato già dalla guida del
1589, la prima edita dopo la morte del Borromeo, avvenuta solo cinque anni
prima. Essa dice: «In questa capella è dove faceva oraììune (sic) Carlo Card.
Borromeo inancì la sua morte». Ciò è poi confermato dal Giussano, uno dei
primi biografi del Santo, quando ricorda che «Sebbene egli avesse lunghissime
meditazioni in tutti i misteri di quel sacro monte, si trovò nondimeno più prolisso in due particolarme nte, in quello dell’orazione dell’Orto e in quello del S.
Sepolcro; ed anche più assiduo in questo».
Il fatto poi che egli nutrisse una speciale e profonda devozione per le sofferenze di Gesù durante la sua agonia nell’orto degli ulivi, tanto che quando fu
in punto di morte volle davanti al letto il quadro raffigurante questo mistero,
dovette far prevalere sul Sacro Monte la tradizione che Egli tra tutte le cappelle
prediligesse quest’ultima, come sembra sostenere il Fassola nel 1671, secondo
il quale, in essa avrebbe ricevuto l’annunzio della sua prossima fine, contrariamente a quanto riferito, con maggiore credibilità da un documento notarile
del 20 ottobre 1663, che afferma essere ciò avvenuto nella cappella del Santo
Sepolcro.
Ed un’abbastanza verosimile raffigurazione di S. Carlo che prega nella grotta
dell’Orazione nell’orto ci viene data tra il 1616 ed il 19, dal Morazzone negli
affreschi della Vita di S. Carlo, dipinti nella cappella a lui dedicata nella collegiata di Borgomanero, richiamandosi, è molto probabile, all’originaria grotta del
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